NOVITA'!!!

da oggi il blog ha un indirizzo proprio: www.2dipicche.net

gen 02 2010

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Luca

Salita alla Grignetta dal canale Caimi

 

la sempre bella vetta della Grignetta

la sempre bella vetta della Grignetta

Per la gellery fotografica, vedere la pagina dedicata

Oggi, per me, comincia ufficialmente la stagione invernale e quale miglior modo per renderle onore se non un bel canale in grignetta (anche perchè, visto la forma che ho, non potrei permettermi altro)?

Quindi, accettando di buon grado la destinazione, punto la sveglia alle 6.15 ma non serve…. non si dorme una cippa e alle 6 sono in piedi senza bip fastidiosi nelle orecchie. Appuntamento alle 7.30 al parcheggino di Brivio. I ragazzi arrivano puntuali e tra saluti, auguri di buon anno e voglie di caffè, ci fiondiamo (pian pianino) in quel dei resinelli. Il meteo, malgrado le previsioni ottimistiche, non sembra dei migliori… invece ne uscirà una giornata da favola tranne il forte vento in vetta a ghiacciarci la faccia e tutto quello che non sia coperto da almeno due strati di roba.

All’imbocco del canale non c’è la quantità di neve che ci saremmo aspettati, ma quella presente non ne fa rimpiangere una quantità maggiore… si sale bene e non fa eccessivamente freddo. Vista la forma fisica carente dovuta alla perdurante inattività, sbanfo… ansimo… sbuffo… rutto… insomma, tutti i versi che si possono emettere con la bocca, io li ho emessi in meno di due ore. Il canale non è difficile e permette la ricerca di passaggi più divertenti della mera canonica traccia di salita. Il sole fa capolino e la sua compagnia ci risulta molto gradita… via uno strato di roba!

L’uscita del canale non si fa attendere molto e ci butta, almeno per i miei gusti, troppo precocemente sulla cresta Cermenati. Visto l’odio di tutti e quattro verso la suddetta, decidiamo di percorrere il canale anche sulla via del ritorno. Raffiche di vento gelido si alternano a momenti di calma …. almeno fino alle catene (sommerse) finali … da qui regna sovrano il gelo. Stiamo in vetta solo pochi minuti, giusto il tempo di sfamare qualche gracchio e effettuare la foto di vetta. La discesa è rapida (ginocchio permettendo) e ci deposita sopra la macchina. Occhiatina di intesa e …. un trancio di pizza e un chinotto (ma piace solo a me?) ai resinelli non ce li toglie nessuno!

Il resto, come sempre, è auto… strada… casa doccia… bla.. bla.

Alla prossima!

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dic 09 2009

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Pic du Lac Blanc (2980 mt.)

Filed under Escursionismo

 

Panorama sulla Barre des Ecrines

Panorama sulla Barre des Ecrines

 

 

Per le immagini vedere la pagina dedicata

Dopo un paio di settimane di inattività e di riposo, decido di unire il dilettevole al …. dilettevole e di far visita al mio amico Massimo a Torino, al quale delego il compito di trovare un bel trekking da fare insieme per l’indomani.

Arrivo a Torino sabato pomeriggio sotto l’acqua ma voglio credere nelle previsioni meteo e resto fiducioso. Dopo una piacevole serata tra ottimo cibo e discorsi di montagna, ci corichiamo sperando nella buona stella …. infatti tante ne vedremo al nostro risveglio. L’alba è limpida e non ho mai visto il Monviso da così vicino (tranne quando ci sono stato sopra) … è già bianco come le cime del torinese e delle valli limitrofe … l’acqua di ieri, in quota, ha prodotto neve.

Ci prepariamo e ci instradiamo verso Bardonecchia e, da lì, verso la Valle Stretta …. il nostro obiettivo è il monte Tabor. Senza neanche scendere dall’auto, notiamo meglio come la pioggia si sia tramutata in neve e questa, visto che siamo a -6°C, in ghiaccio …. e noi non siamo attrezzati. Quindi, spinti dalla saggezza dell’età, cambiamo obiettivo e ci infiliamo nella valle parallela fino all’attacco per il Pic du Lac Blanc, vetta più bassa della precedente e diversamente esposta.

La salita è un bel sentiero che sale progressivamente nel bosco e, successivamente, nei prati. La temperatura è molto bassa ma non c’è una nuvola in cielo. Più saliamo e più il sentiero si imbianca …. forse le scarpe basse non sono state una grande scelta!

Dopo aver passato due laghetti alpini, il sentiero diventa una pietraia che ci condurrà fino alla ventilata e gelida vetta. Il panorama spazia dalle Barre des Ecrins fino al Monviso, passando per il Monte Bianco. Il meritato panino con la nutella è la ciliegina sulla torta di questa escursione…

La discesa è veloce come il rientro a Torino. Saluto e ringrazio Massimo per l’eccezionale ospitalità dandogli appuntamento da me per un giro in grigna e mi infilo tra le incognite della A4 … coda a Milano, ma dopo una giornata così si può anche accettare.

alla prossima

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set 28 2009

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Grignetta: Cresta Segantini

Filed under Roccia

un tratto della cresta

un tratto della cresta

 

 

Le immagini sono nella pagina dedicata alle gallerie fotografiche.

E meno male che le previsioni meteo avevano preannunciato un bel sole sulle nostre teste. In realtà sono le 6 e a Olginate troviamo strada bagnata e pozzanghere … le supposizioni sono tante: che abbiano lavato le strade? che il cielo sia triste per la sconfitta dell’inter? che qualche angelo abbia trovato il bagno chiuso? … in realtà ha solo piovuto e questa, per noi, è tra tutte le ipotesi menzionate, quella peggiore…

Con umore più piatto delle suole, arriviamo ai Resinelli e, della Grignetta, si scorge solo la parte più bassa. In attesa che arrivi Roby, “The Director”, facciamo colazione e scrutiamo il cielo come se, guardandolo più intensamente (non senza qualche imprecazione) lo si aiutasse a liberarsi. Non piove, ma sembra che abbia tanta voglia di farlo ancora.

A ranghi completi ci avviamo per la direttissima e, mentre due si staccano al torrione Palma, il resto del gruppo vira verso il colle Valsecchi e l’attacco della Segantini. La nebbia ci nasconde dal mondo o, più probabilmente,  lui da noi… non si vede una beata cippa ma la roccia sembra più asciutta di quanto avremmo immaginato.

Raccontare dettagliatamente la salita è un po’ complicato vista la discontinuità della via. Il passo chiave, quello gradato IV-, è subito all’inizio. Si tratta di una “placchetta strapiombina” che mette subito a dura prova le dita insensibili per il freddo. Volendo, ma non so come, questo primo tiro si può aggirare fino alla prima sosta.

Passato questo, il resto è un susseguirsi di salite e discese (alla fine avremo fatto tre doppie) sempre sul III/III+ senza particolari difficoltà ma di grande soddisfazione, malgrado le nuvole continuino a farci compagnia.

L’arrivo in vetta procura sempre gli stessi brividi di piacere, che però si affievoliscono subito pensando di dover scendere dalla pallosa Cermenati … l’arrivo ai Resinelli è il meritato chinotto completano questa ennesima bella giornata.

alla prossima

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set 17 2009

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Sicuri in montagna

Filed under Altro

Questo articolo è solo per segnalare l’iniziativa del gruppo di lavoro “Sicuri in montagna” del soccorso alpino e speleologico (www.sicurinmontagna.it). Il sito intende fornire informazioni e documentazione di base utili a prevenire gli incidenti in montagna.

tratto da sito:

La storia di “Sicuri in montagna” nasce dopo alcune discussioni fra persone che, a vario titolo, dedicano con passione le loro attenzioni ai problemi della sicurezza in montagna; eravamo nel 1999. Fu da lì che iniziò un discorso, certo non privo d’incertezze, con Daniele Chiappa, allora Presidente del C.N.S.A.S. Lombardo ma soprattutto persona di grande esperienza e capacità di lavoro: un vero crogiolo d’idee sempre coinvolgenti, catalizzanti. 
Al tavolo sedevano uomini del Soccorso Alpino e Speleologico Lombardo, tecnici della Commissione Lombarda Materiali e Tecniche del CAI, Istruttori di Alpinismo e Scialpinismo del CAI, alpinisti dei RAGNI di Lecco e del GRUPPO GAMMA, esponenti dell’OSA di Valmadrera ed altri ancora. Insomma, un tavolo bene apparecchiato.
Inizialmente si discuteva di quale possibile collaborazione avviare, con quali organismi e sulla base di quali interessi comuni; ci si chiedeva come trovare sinergie, condividere metodi ed obiettivi pensando ai temi che legano tutti noi, appassionati di montagna. Daniele la sapeva già lunga e propose: “
facciamo prevenzione“, ovvero, incominciamo a fare qualche cosa di concreto per incentivare la sicurezza in montagna attraverso una crescita personale consapevole. Il nome venne da se: “Sicuri in montagna”.

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set 14 2009

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Grignetta: normale al Torrione del Cinquantenario

Filed under Roccia

campanella01

Per la galleria di immagini vedere la pagina dedicata

Non c’è stata una volta che, arrivato al Rosalba, non abbia guardato lassù verso quella piccola campanella, immaginando di farla cantare con un lieve tocco del moschettone. Dopo tanto immaginare, ieri, come in tante altre occasioni ormai, ho esaudito anche questo piccolo desiderio…. il mio “tin” impacciato è stato portatore sano di emozioni fortissime.

Noi siamo partiti per fare anche lo spigolo Marimonti ma, il meteo incerto e la abbondante presenza di un corso di alpinismo, ci hanno condizionato e ci hanno portato a scegliere di limitarci alla Normale al Torrione del Cinquantenario.  E’ una bella e facile via (IV) da non sottovalutare, soprattutto per quanto riguarda i primi due tiri, in quanto la roccia non è sempre ottima ed è fin troppo facile scaricare sassi in testa a qualcuno più sotto.

La via sarà facile, ma noi siamo riusciti a complicarcela sbagliando l’attacco e infilandoci nel primo tiro della Unicef  (V). Il dubbio mi è venuto quando, quasi all’uscita del tiro, si deve affrontare la pancia di un grosso sasso che del III grado, pur considerando la mia scarsa abilità, non ha proprio niente. Volendo fare un servizio a tutti quelli che avranno il piacere di salire questa via, dico di prestare attenzione al fatto che l’attacco si trova qualche metro a monte della targa bianca presente alla base e non a valle, dove ci siamo infilati noi.

Il nostro secondo tiro ( non so se sia in comune con quello che arriva dall’attacco corretto della normale) non è stato tanto un tratto di arrampicata quanto un trasferimento verso la sosta successiva (salendo si trova sulla sinistra) attraverso un canale di sfasciumi e dal quale è facilissimo scaricare in testa a quelli che sono sotto. Piccolo inciso, andando verso l’attacco abbiamo incontrato un ragazzo che era stato appena colpito da un sasso in faccia …. mai alzare la testa quando qualcuno dall’alto urla “sasso!”. Arrivati all’inizio del tiro, ci siamo accorti di quanto sangue avesse perso dalla pozzanghera che colava sul masso. In ogni caso, è stata una storia a lieto fine infatti, dopo medicazione e “cerottazione”, l’abbiamo incontrato nuovamente lungo la via.

Dalla sosta al termine del canale, si spacca sulla destra e, seguendo i chiodi, si arriva alla sosta dalla quale parte il traversino che conduce all’ampio terrazzo sotto l’ultimo tiro della via. Questo traversino va percorso al contrario e sempre assicurati, sulla via del ritorno per arrivare ad effettuare la/le doppie di discesa. Come detto, percorso il traversino si giunge al terrazzo presso il quale si può scegliere se attaccare lo spigolo Marimonti (IV+) o continuare con l’ultimo tiro del cinquantenario, quello più tecnico. Dalla sosta si affronta una prima facile placca che porta ad un piccolo terrazzino; è qui che si affronta il passo chiave della via: un’altra bella e breve placchetta con pochi appigli e da passare un po’ decisi… poi la meritata scampanellata (solo un piccolo tocco per non irritare le persone al rifugio).

La discesa avviene sulla via di salita. Più precisamente, dalla campanella ci si cala al terrazzino e da qui, come già riferito, si ripercorre il traversino fino alla sosta. A questo punto si può scegliere: 1) effettuare una doppia che, seguendo la linea di salita porta alla sosta sottostante e da lì, con altre doppie, rientrare alla base oppure, 2) buttare la corda nel vuoto (ovvero, con la sosta alle spalle, a sinistra) e tornare un po’ sotto gli zaini con un’unica spendida ed emozionante calata di cui la maggior parte, almeno 40 metri, ci fa penzolare nel vuoto …. avete presente quella dal Fungo? questa è ben più lunga e divertente…

ATTENZIONE: la calata ci ha lasciato solo 3 metri di corda sotto la piastrina, quindi può essere compiuta solo con due mezze corde da almeno 60 metri! Noi ci siamo divertiti a farla ma abbiamo corso il serio rischio che, durante il recupero, il nodo si impigliasse da qualche parte … anzi ci ha provato ma è andata bene.

La doppia ci ha scaricato in prossimità dello zaino, sotto all’attacco della Unicef, e solo in questo momento, avendo visto alcuni zaini qualche metro a monte, ci siamo accorti di dove fosse il vero attacco della via, ben diverso dalla pancia del sasso…

Alla prossima

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set 07 2009

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Normale 1° Magnaghi + variante Polvara

Filed under Roccia

Dopo una breve digressione estiva tra piscina e agriturismo, si torna a regalare sudore alla tanto amata montagna. Per iniziare in maniera tranquilla e sufficientemente rilassata, abbiamo scelto una bella classica della grignetta, la normale al primo Magnaghi (o Meridionale) completata con la variante Polvara che ci porta a concludere la via in vetta al secondo Magnaghi (o Centrale). Il meteo è stupendo, la vista spazia fino al Monviso, e la via, oltre a svolgersi in un ambiente bello e su roccia ottima, è davvero divertente. Siccome il mio giudizio, da innamorato della grignetta, potrebbe risultare di parte, vi consiglio di verificare di persona.

L’avvicinamento è il solito da Grignetta e si può scegliere se effettuarlo dalla Cermenati deviando sul traverso per i Magnaghi o dalla Sinigaglia. Noi abbiamo optato per la prima in salita e per la seconda in discesa.

Dopo i primi quattro tiri della via (III e III+), si può scegliere se deviare a sinistra per andare ad affrontare il famigerato traversino (IV+) o continuare sulla retta via, salendo i due tiri della variante Polvara (IV+); in entrambi i casi si giunge in vetta al Magnaghi Centrale. La discesa può avvenire in doppia sulla via (è stata la nostra scelta) o per sentiero attraverso la forcella GLASG. Con mezze corde da 60 metri è possibile tornare alla base facendo solo tre doppie.

Durante le doppie abbiamo avuto il piacere di ritrovare alcuni compagni ed istruttori del corso di alpinismo … e poi si dice che il mondo non è piccolo… in otto in sosta ci è mancato solo l’aperitivo…

All’arrivo alla macchina, trancetto di pizza all’alimentari del parcheggio (nel piazzale da poco intitolato a Daniele “Ciapin” Chiappa, recentemente scomparso) e meritato chinotto.

I postumi della vacanza si notano dal fatto che mi sia dimenticato la macchina fotografica…

Alla prossima

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ago 13 2009

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Trilogy: Sodadura, Aralalta e Baciamorti

Filed under Escursionismo

la Madonnina del Sodadura

la Madonnina del Sodadura

traccia: qui (è un po’ “annodata” ma ho fatto dietro-front un paio di volte …. dovrebbe essere una traccia ad anello, da qui trilogy, ma il GPS la pensa diversamente… boh!)

Per la galleria, potete andare nella pagina dedicata (visto l’umore e il caldo, non avevo voglia di foto a colori…..)

Lasciato solo dalla truppa in questo umido clima da boccaglio, decido di fare un trilogy pensato da un po’: Sodadura, Aralalta e Baciamorti in sequenza partendo da Moggio e tornando a Moggio (altrimenti come faccio con macchina?). Lasciata l’auto al parcheggio sotto la funivia dei Piani di Artavaggio, mi muovo alle 7,20 per il sentiero 23 e, dopo un’ora e cinquanta di cammino e di ripidi tornanti nel bosco, arrivo ai Piani di Artavaggio e, quindi, al rifugio Nicola. Piccola sosta rifocillatrice e su per la prima assoluta del Sodadura in livrea estiva. Non me lo ero immaginato così, in realtà non me lo sono mai immaginato. La bella cresta nevosa ha lasciato il posto ad una traccia di sentiero e a delle roccette che ne fanno una montagna diversa …. soprattutto la Madonnina, ora si vede. Il tempo di bere e le nuvole coprono la cresta est, quella che conduce in direzione del rifugio Gherardi. Titubo un attimo sul da farsi ma, appena torna la visibilità, decido di proseguire. La discesa dal Sodadura, un po’ instabile anche se breve, viene compensata dal seguito della camminata che si svolge su un dolce tappeto verde. Arrivo alla bocchetta di Ragadur e, invece che scendere verso il Gherardi, proseguo sull’Aralalta (si riconosce perchè c’è un casolare appena sotto la cima) sul quale non mi accorgo di essere in vetta in quanto non è segnata …. continuo a camminare sul sentiero 101 ma, dopo poco noto che mi sta facendo tagliare basso mentre il Baciamorti si innalza sulla mia sinistra. Mollo il sentiero e punto direttamente alla vetta. Salendo mi accorgo che c’è una traccia segnata con triancolo giallo e la scritta “baciamorti”. Saluto la Madonnina, osservo l’intervento dell’elisoccorso chiamato per una signora con ploblemi alla caviglia (signora con scarpe da tennis) e ritorno sui miei passi fino alla Bocchetta di Ragadur e, ora sì, scendo verso il Gherardi su un sentiero che deve essere stato oggetto di molte frane, visto lo stato. Altra breve sosta abbeveratrice e mi incammino sulla via del ritorno facendo una traversata bassa che mi riporta ai Piani di Artavaggio. Per scendere alla macchina ho voluto percorrere interamente il sentiero 24, senza tagliare sul 23 …. non l’avessi mai fatto… è interminabile e fa un giro assurdo… lo si nota dalla traccia.

Finalmente, dopo 8 ore e 40 minuti e 2000 metri di dislivello sul groppone, arrivo al “forno” … così imparo a comperare auto blu.

alla prossima

 

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ago 09 2009

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Montagne di pagine

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libri Il fatto che abbia epurato il blog dalla parte relativa alle mie letture fa si che, ogni tanto, mi venga voglia di fare il punto della situazione e di condividere con voi le sensazioni che mi sono rimaste dagli ultimi libri letti. Devo dire che sto leggendo molto e non solo di montagna (due pagine di promessi sposi prima di dormire sono meglio qualsiasi Tavor, Valium, Ansiolin o altro ipnoinducente che di si voglia)  però, visto che siamo in ambito montanaro, mi limiterò a parlare degli amati testi… Vedo di fare una piccola recensione per ogni libro letto quest’anno cercando di essere breve ed esaustivo.

Due cordate per una parete

Questo libro (premio ITAS 2007), scritto da Giovanni Capra, ha come oggetto la Parete Nord dell’Eiger dai primi tentativi alla prima salita italiana del 1962. E’ un libro che mi è piaciuto molto sia per quello che racconta, che per come lo fa. Anche se il protagonista è “l’Orco”, vengono descritti spaccati dell’italia degli anni ‘60 dove l’alpinismo veniva conciliato col lavoro in fabbrica o nei campi e dove si vede come molti si siano avvicinati alla montagna grazie agli oratori e ai preti che svolgevano la loro attività tra i giovani. Le storie che si leggono sono relative ai tanti tentativi fatti da grandi alpinisti e ai tanti fallimenti e morti che ne sono derivati, vicenda di Corti inclusa. Fino all’agosto del 1962 quando, trovatesi casualmente in parete sotto al secondo nevaio, due cordate italiane hanno unito i propri sforzi e raggiunto l’obiettivo. Aste, Solina e Acquistapace da una parte e Perego, Mellano e Airoldi dall’altra, arrivano tutti in vetta senza incidenti e con l’impresa compiuta.

Cometa sull’Annapurna

In questo libro, Simone Moro racconta la sua breve ma intensa amicizia con Anatolij Bukreev e come questi abbia perso la vita durante la loro scalata dell’Annapurna. Simone non è uno scrittore e si vede da come scrive e racconta, in modo diretto e poco romanzato. Il libro scorre bene, è bello sia per il contenuto che per la storia dell’amicizia che viene raccontata. E’ stato un tragico Natale.

I miei ricordi

A tutto l’enorme rispetto che ho per il Walter Bonatti alpinista, fa da contraltare la piccola delusione che ho provato leggendo questo libro (tranne per il fatto che, finalmente, ho capito come è andata sul k2). Non entro nel merito del contenuto, perarltro interessante e vario, ma del modo di scrivere, a mio gusto eccessivamente romanzato e autocelebrante. Il libro racconta le tappe fondamentali della vita del grande alpinista e la sua successiva evoluzione.

La salita del Cervino

Beh, questo è un libro che dovrebbe essere nelle librerie di tutti gli appassionati di montagna e del Cervino. Racconta le gesta alpinistiche di Edward Whymper ed il suo rapporto con Jean Antoine Carrel, eterno amico-rivale. Solo l’ultima parte del libro è dedicata alla prima salita dello scoglio più nobile d’Europa e alla tragedia che si è verificata. Finalmente dopo otto esperimenti dal versante italiano, al primo tentativo dsa Zermatt, l’alpinista inglese arriva in vetta in una lotta contro il tempo e contro il suo amico Carrel. Un testo da leggere collocandolo all’epoca a cui fa riferimento.

Priogioniero dell’Annapurna

In questo libro, Jean Christophe Lafaille racconta la sua relazione di odio amore con l’Annapurna, la montagna dei francesi, la sua montagna. Racconta della morte del suo compagno di cordata nel 1992 e dei 10 anni successivi che lo porteranno a risfidare la montagna dei desideri. Il libro parla anche dei rapporti di un uomo con l’ambiente alpinistico.

In vetta senza scorciatoie

Bel libro di Ed Viesturs, il primo alpinista americano ad aver salito i 14 ottomila della terra. Il testo racconta la sua vita pubbica e privata, le salite ai giganti della terra e le sensazioni di un uomo durante il salvataggio nella tristemente famosa tragedia dell’Everest del 1996. Visteurs è famoso per la sua prudenza alpinistica che l’ha portato a rinunciare a 100 metri dalla vetta dell’Everest. Dovrebbe essere di insegnamento a molti.

Per ultimo ma forse il più importante, vorrei ricordare un libro che, pur non essendo un romanzo, racconta una leggenda da 100 punti di vista diversi, quelli delle persone che lo hanno conosciuto: Riccardo Cassin – cento volti di un grande alpinista

Con queste poche righe spero di avervi fatto venir voglia di leggere qualcuno di questi libri, importanti mezzi per conoscere la storia delle montagne e della nostra passione.

Alla prossima

 

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ago 07 2009

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Si è spento Riccardo Cassin

Filed under Altro


tratto da: www.cassin.it

tratto da: www.cassin.it

Si è spento serenamente ieri sera…

Non me la sento di fare commemorazioni perchè sarebbero solo frasi già sentite e ricopiate qua e là … l’unica cosa che sento davvero di dire è grazie.

Per leggere qualcosa in più: Gazzetta dello sport e montagna.tv

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ago 03 2009

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Gran Zebrù – salita con rinuncia

Filed under Ghiaccio e misto

gran zebrù

gran zebrù

La sveglia suona alle 3 e le facce assonnate di chi come noi vuole salire il Gran Zebrù, cominciano il via-vai tra le camere e il bagno del rifugio Pizzini. Sciacquato il muso con l’acqua gelida del bagno, mi sento un po’ meno rinco e ho la forza per uscire e verificare la situazione meteo. Anche se la stellata è così limpida da mostrarci la via lattea, in lontananza ci sono frequenti lampi che non ci fanno pensare a niente di buono. Però è buio e si capirà qualcosa di più solo con le prime luci dell’alba. Per adesso facciamo colazione. Alle 4 siamo in cammino sulla morena e, con altre lucciole come noi (nel senso buono del termine)  illuminiamo quel che basta per non deviare dal sentiero o incriccarsi la caviglia su un sasso. Non so se camminare al buio mi piace, ma so che favorisce il fatto di pensare … alle brutte condizioni della via verificate il giorno prima, ai lampi che si stanno spostando verso est, ad aprire il portafoglio e comperare una frontale più potente visto che questa non va più in là degli scarponi… All’alba siamo ai piedi del ghiacciaio e svolgiamo il rituale tipico della specie “alpinist prudens”: incordaggio e ramponaggio. Nella parte bassa e vetrata del ghiacciaio vi sono incastonati centinaia di sassi fuoriusciti a causa del disgelo primaverile o frutti di freschi rotolamenti … anche se non lo sapremo mai, la cosa rilevante è che i buchi siano chiusi.
collo di bottiglia

collo di bottiglia

Arrivati all’imbocco del collo di bottiglia di accorgiamo che le pessime condizioni intraviste dal rifugio, qui risultano essere ancora peggiori. L’immagine che ho in testa del bel canale pieno di neve, contrasta con la realtà di un colatoio pieno di sfasciumi che scaricano se osi starnutire.  Cominciamo a salire e, per fortuna, sia sopra che sotto di noi non c’è nessuno… la facilità con cui parte una scarica di sassi è disarmante. Per fortuna, a metà canale, incontriamo l’unica neve/ghiaccio rimasta e la pioggia di sfasciumi diminuisce. Usciti dalla parte nevosa si continua a salire facendo la massima attenzione a minimizzare gli smottamenti. Ad un certo punto decidiamo di fermarci perchè una cordata è sotto di noi sul tratto ghiacciato e non vogliamo creare danni … intanto nuovole nere si avvicinano.
le condizioni della nord del Pasquale

le condizioni della nord del Pasquale

Raggiunta l’uscita del canale, notiamo sia le condizioni ghiacciate e nere della rampa sia il fatto che gran parte di essa risulta essere avvolta nella nebbia, sia il forte vento …  si pone l’eterno dubbio: cosa fare? Dare ascolto alla voglia e provare a salire ancora un po’ … e poi un po’ … e poi ancora un pochino o dimostrarsi saggi, prudenti (e un po’ conigli, potrebbe dire qualcuno) e pensare che se il tempo dovesse peggiorare, la discesa dal canalino nell’acqua potrebbe rivelarsi inutilmente pericolosa? Che le montagne sono sempre qui etc.. etc…? Nel frattempo la cordata che è sotto di noi ci raggiunge e vedo balenare sui caschi gli stessi identici dubbi. Io credo che in montagna esista una specie di involontaria sudditanza psicologica verso stati d’animo e comportamenti altrui e che, soprattutto nel caso in cui si abbiano dei dubbi, questi vengano ulteriormente rafforzati e sdoganati come a dire “pensiamo la stessa cosa quindi è quella giusta”. Se il tutto si riduce ad una ritirata e ad un rimpianto di vetta, non ci sono problemi; viceversa, le situazioni dubbie in cui la sudditanza viene utilizzata come incentivo a proseguire pensando “se ce l’hanno fatta loro posso farcela anch’io” potrebbe risultare pericolosissima. Questo lo scrivo anche come promemoria a me stesso: la propria sottovalutazione e l’essere critici verso se stessi  è difficile che porti problemi, la propria sopravvalutazione è molto probabile che ce ne procuri a quintalate.
scendendo

scendendo

Ho scritto tutta sta menata per spiegare come, a questo punto della salita, abbiamo deciso di scendere (e con noi altre due cordate) e perchè, una volta volta arrivati nel sole della morena (le nuvole sono risultate sostanzialmente innocue) non ci siamo pentiti della scelta. Per noi, in quel momento, era la più giusta. Tante saranno ancora le rinunce perchè tanta è la voglia di poter salire su altre montagne.

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