NOVITA'!!!

da oggi il blog ha un indirizzo proprio: www.2dipicche.net

lug 13 2010

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Luca

Gran Zebrù – Via normale

Filed under Ghiaccio e misto

Foto di vetta

Per vedere il video andate nella pagina dedicata, mentre la traccia è qui

Fa caldo, fa troppo caldo. Sono le 3.30, fuori dal Pizzini ci sono 10 gradi e io non so cosa mettere addosso e cosa nello zaino. Ho sbagliato a mettere le maniche lunghe sotto il pile e so che la pagherò… sono le tre e mezza, ci sono 10 gradi e io ho già caldo. In realtà, tutto il caldo provato non è solo conseguenza di climi troppo miti; probabilmente il fatto di andare incontro alla “montagna chiamata desiderio”, inseguita per quattro volte, contribuisce ad alzare la temperatura dentro di me.

Il ricordo della pioggia di ieri pomeriggio, e il timore che non finisse mai, sono ormai relegati nel sacco lenzuolo lasciato in rifugio, tra le cose che non ci servono e che troveremo al ritorno… dovesse piovere, allora, sarà solo acqua e non delusione.

Non siamo solo noi a muoverci presto. Ci sono mille lucciole in fila … alcune veloci, altre più riflessive, altre dal Casati sulla cresta. Tutte verso una piccola croce che si intravede appena ma che, oggi, sarà la gioia di tutti quelli che la toccheranno.

Probabilmente sto romanzando un po’ troppo, ma l’inseguimento a questa splendida montagna è cominciato tre anni fa, durante la salita al Cevedale. Allora avevo alle spalle solo un corso “sveltina” di cinque giorni con le guide di Courmayeur, troppo pochi per azzardare questa salita, ma sufficienti a sperare che, prima o poi, sarebbe toccato anche a me. Quindi eccomi qui a realizzare un desiderio vero, di quelli per i quali avrò sempre un sorriso in tasca. Per questo motivo, non ho voglia di fare la cronaca della salita, questa montagna (come un’altra che per adesso non nomino) meritano un po’ di più, almeno per me.

Quello che ci portiamo dentro dal rifugio sono le immagini delle condizioni del collo di bottiglia e del tratto sotto la crestina finale viste col binocolo … qualche dubbio c’è. Siamo realisti e non cadiamo nella trappola euristica del “ieri l’hanno fatto in 60 e quindi possiamo farlo anche noi”…. e chi se ne frega, oggi dobbiamo vedere se le condizioni ce lo permettono.

Il rito della calzatura dei ramponi, anche se non si sta parlando di Everest e K2, segna il confine tra l’avvicinamento e la salita …. tra poco sapremo se non torneremo più al Pizzini per un po’ o se, l’anno prossimo, saremo ancora qui con le stesse sensazioni.

Il collo di bottiglia parte innevato, diventa sfasciumi, torna neve e termina sfasciumi … vedremo al ritorno cosa fare. Intanto siamo sulla pala e saliamo. Al ritorno la neve sarà molto molle… ma si vede la croce e pensiamo solo a raggiungerla.

Arrivati al termine della pala cominciamo il traverso. Alzando gli occhi, vediamo che, nel tratto più delicato della salita, si stanno già creando gli incroci tra chi scende e chi sale … proprio nella zona del “appenatoccoqualcosavolagiùtutto”. Arriviamo lì anche noi e attendiamo che sotto non ci sia nessuno prima di muoverci e continuare a salire … dieci minuti di attesa non cambiano niente, eppure c’è qualcuno che non capisce e continua a muoversi e scaricare roba.

Per evitare di fare danni, Mau si inventa una salita su ghiaccio e, senza muovere neanche una foglia, arriviamo sulla crestina finale, a due passi da metà della realizzazione del sogno (l’altra metà è quella di tornare al rifugio). E così fu. Croce… foto… emozione e gioia … guardando l’Ortles, altra splendida salita fatta con i miei compagni.

Il gioco è bello quando dura poco, soprattutto questo. Si deve scendere abbastanza in fretta perchè fa molto, molto caldo. Via la crestina, via gli sfasciumi (ripercorsi sul ghiaccio in modo da non toccare nulla) via la pala ….. è come se riavvolgessimo un film…

Via il collo di bottiglia, prima che arrivi qualcuno a scaricarci in testa qualcosa…. sosta a bere, a ridere, a fare un brindisi ormai fuori da tutto, ma dentro ad una splendida fotografia.

Poi c’è l’arrivo in rifugio, il panino e la bibita ….. ma gli occhi sono piantati sulla cima e là resteranno per un bel po’.

alla prossima

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lug 06 2010

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Luca

Polluce (4092 metri) – Parete Ovest

Filed under Ghiaccio e misto

 

vie di salita e discesa

video della salita e traccia

Finalmente, dopo il gemello Castore, la Capanna Margherita e un pezzo del Gran Paradiso, è arrivato il Polluce a dare un po’ di contenuti al mio scarno archivio di cime sopra i 4000 metri…. anzi, più che scarno, desertico.
Proprio il fatto di averne messo in saccoccia un altro, mi rende dolce il pensiero di doverne salire solo 80 invece di 81 per finire di oltraggiare le cime più alte delle alpi, nelle prossime tre o quattro vite.
Tornando con i piedi per terra, anche quello trascorso è stato un gran bel weekend grazie sia alla sezione CAI di Treviglio (che ha organizzato la gita) che alla solida compagnia dell’anello di sosta… fidi compagni delle scorribande domenicali.
L’avventura è cominciata a Saint Jacques ove, per risparmiarci circa 500 metri di dislivello ma 8 km di sviluppo, ci siamo regalati il servizio taxi-jeep fino al Pian di Verra Superiore. Da qui, con circa altri 700 metri di dislivello, siamo giunti prima al Rifugio Mezzalama e, dopo altri 400 metri, al Rifugio Guide d’Ayas, ambita meta del nostro primo vagare. Appena in tempo per evitare un bel temporale che ha ingrigito cime e valli.
Il pomeriggio è trascorso sotto il segno del ripasso… cordata…. poldo…. paranco…. mezzopoldo…. unquartodipoldo…. pettodipoldo… il tutto, sotto l’insegna del “Che bello essere qui”. La cena a base di un consolidato menu “pasta o minestrone?” è stata il preludio di una notte immersa nel vento che ha fischiato fino alla sveglia e a provocato lo “spalancamento” della finestra della camera.
Ore 3.40 sveglia, vestizione, preparazione, colazione, insomma tutto ciò che finendo in -zione rende possibile l’inizio della salita. Il vento è andato a riposarsi e la neve, pur non essendoci stato rigelo, sembra buona.
Decidiamo di velocizzare la salita tralasciando la via normale fatta di roccette e canaponi e saliamo la parete ovest, ovvero uno scivolo di 45° (Vorrei sapere chi è stato il gigante che l’ha tracciato…) che porta fino alla Madonnina dell’anticima. Il resto è una bella crestina fino alla vetta che, anche se senza croce, Madonnina o libro, regala una vista ad angolo giro che spazia dal Monviso fino ai primi 4000 svizzeri…
La discesa è avvenuta inizialmente lungo la via normale e, quindi, attraverso un canalino che un po’ faccia a monte, un po’ faccia a valle ci ha riportati fino alle nostre tracce prima dello scivolo. Tralascio, per pietà verso me stesso, il racconto della mia discesa sui canaponi e del groviglio di machard creatosi….
Tutto quello che segue è una lunga discesa fino al Pian di Verra Superiore ove, per fortuna o grazia divina, abbiamo incontrato la nostra jeep che per pietà e 10 eurozzi a cranio, ci ha traghettati fino alla nostra auto.
Anche questa giornata è stata Polluce in sù (scusate ma non ho potuto farne a meno).
Alla prossima

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giu 14 2010

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Luca

Spigolo dei Bergamaschi – Zucco Pesciola

Filed under Roccia

 

Il sottoscritto fa finta di sorridere.....

Io e Nello, unici superstiti liberi, in un sabato ebbro di impegni per tutti, decidiamo di andare ai Piani di Bobbio per salire lo Spigolo dei Bergamaschi (almeno così riporta la dicitura all’attacco) e la limitrofa Bramani-Fasana, entrambe sul versante nord dello Zucco Pesciola.
Dalla scarna presenza di auto alla partenza della cabinovia e dalla moltitudine di vuoto che ci ha accolti ai Piani, ci rendiamo conto di essere stati tra i pochi ad avere avuto questa bella idea e ne siamo felici.

Il meteo sembra non decidersi se tenere o scaricare… per adesso sta lì e ci lascia tranquilli nel cammino tra il Rifugio Lecco e l’attacco delle vie.

In pochi minuti arriviamo in loco e notiamo la presenza di altre cordate già pronte a salire. Per scrupolo chiedo se sia l’attacco della bergamaschi e, contro ogni previsione, ricevo sia la risposta negativa (stavano salendo la Bramani-Fasana) che la spiegazione di dove sia l’attacco della nostra meta… a tre metri, girato l’angolo…. tra la neve accumulata e la parete notiamo uno spazio di 60 cm e il resinato della sosta…. ok, ci siamo.

 

spazio tra l'attacco della via e la neve ..... circa 60 cm...

Vista la mia scarsa propensione ad andare da primo (neanche nel trenino di capodanno ho mai fatto il locomotore) lascio che sia Nello a condurre le danze e ad approcciare l’umidità della roccia.

I primi metri sono freddi e umidi al punto giusto così, già dopo poco, non sentiamo più le mani…. cominciamo bene, penso. Per fortuna la sensazione dura poco e le dita si scaldano…

Non mi dilungo sulle caratteristiche della via, se non un breve accenno sul terzo tiro…. quello del primo camino. E’ un camino nel quale bisogna entrare e, dopo pochi metri, uscire salendo in opposizione …. non banale. Se si cerca bene, c’è tutto … o quasi.

Usciti dalla via, al termine del quarto tiro, il primo tuono e alcune gocce ci hanno stimolato a cambiare programmi …. non più discesa e seconda via, ma salita sugli ultimi due tiri della Cresta Ongania e discesa per sentiero lato Piani di Artavaggio…. il secondo tuono ha funto da viagra per una rapida predisposizione della prima doppia e discesa a valle, verso la torta di mele (fantastica!) del Rifugio Lecco…

La via di salita

Purtroppo, per evitare il rischio di impigliare le corde, abbiamo dovuto calarci con quattro doppie …. con rilevante perdita di tempo, soprattutto per il fatto che la funivia non avrebbe aspettato i nostri due eroi…

Nello in doppia


In ogni caso, come dice il saggio, tutto è bene ciò che finisce bene e l’ultimo chiuda la porta….su questa ennesima bella scampagnata.

Alla prossima

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giu 06 2010

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Corno dei Tre Signori – Canale Nord Ovest

Filed under Ghiaccio e misto

 

Il Rifugio Berni e Il Corno

Nella pagina relativa alle gallerie fotografiche c’è qualche scatto e qui c’è la traccia gps….

Salendo i tornanti che portano al passo Gavia, mi sono chiesto come abbiano fatto i pazzi del Giro d’Italia a fare quella stessa strada ma in discesa e su due ruote strette come pizze … mi sono immaginato il freddo tra le pareti di neve, la difficoltà a gestire velocità e controllo, il sibilo delle gomme sull’asfalto… il contorno di gente e bandiere… deve essere stata una grande emozione.

Questo pippone solo per introdurre la destinazione della nostra gitarella dello scorso weekend: Passo Gavia, più precisamente il Corno dei tre Signori – canale nord ovest. Le radici del perchè sia stata scelta questa salita, risalgono a circa un anno fa quando, armati di sturm und drang e guidati dal nostro capitano Roberto, ci recammo nel medesimo sito per salire il medesimo canale …. peccato che nessuno avvisò la neve del fatto che ci sarebbe dovuta essere. Alla vista di ciò che restava delle nostre illusioni, le mandibole (ma non solo) di tutti, ma soprattutto quelle del capitano (che già si immaginava una presa per il culo lunga un anno) toccarono istantaneamente terra e li rimasero, bene in vista, dato che non c’era neve in cui potessero sprofondare.

Per risollevarsi da tale onta, e per togliersi dalle balle noi e i nostri sfottò, Roberto ha deciso di ritentarci quest’anno…. gli è andata bene: canale salito e presa per il culo terminata (adesso ci toccherà inventarci qualcosa d’altro).

L’impatto visivo con il canale, giunti in prossimità del rifugio Berni, mi ha fatto salire un puzzle di sensazioni fatte con gli stessi ingredienti che si sono mischiati davanti alla nord del Pasquale: un pelo di cagotto, due grammi di reverenza e cento chili di voglia di averlo tutto sotto i piedi ….   Queste sensazioni, che si verificano soprattutto quando dal rifugio si possono vedere buona parte della salita e la vetta, sono perdurate fino a che il sole è andato a riposarsi e la prospettiva di una cotoletta ha distratto buona parte del cervello. In effetti, ripensandoci, è veramente così …..  la salita del Pasquale, quella del Castore, il Gran Zebrù (da fare), l’Ortles questa e, immagino, quella della nord del Gran Paradiso (per ora vista solo di passaggio ma prima o poi…) mi provocano sensazioni diverse da quelle vissute nell’attesa di altre salite, indipendentemente dall’impegno, ma delle quali non vedo nulla se non le cartoline in rifugio.

Dopo esserci dedicati l’ottima e abbondante cena in rifugio, e dopo aver fatto quattro passi nella vana speranza che ciò potesse essere un efficace rito propiziatorio per trascorrere una notte quasi serena, ci siamo coricati vicino al nostro imbrago carico carico di…. speranza di rigelo notturno.   Siccome i sogni son desideri e chi vive sperando muore c… do, al mattino i bagni erano tutti occupati visto che nessun rigelo notturno era stato a farci visita.

Fatta la colazione, e preparato tutto quanto, abbiamo “imbracciato” ai piedi le ciaspole e, sprofondin sprofondino, intorno alle 5, ci siamo incamminati lungo il pendio che da lì a un’ora e quindici ci avrebbe portato all’attacco del canale.

Giunti in loco, abbiamo avuto l’ennesima conferma del fatto che, da lontano, le montagne sembrano sempre più ripide …. In realtà, questo canale è gradato D- con pendenza massima intorno ai 60° (nella parte finale, quella più delicata) … il III° grado di roccia per arrivare in vetta non l’abbiamo verificato poichè, usciti dal canale alle 9, il sole stava già sciogliendo tutto e una discesa in ora tarda avrebbe complicato non poco le cose sia per la qualità della neve che per le scariche di sassi (che, comunque, ci sono state lo stesso e Roberto ne sa qualcosa… ma è andata bene.).

La salita nel canale è divertente e scorre bene. Solo l’uscita ha costretto il boss a piantare un chiodo e piazzare un friend (grazie a Fra) per fare un tiro e uscire in sicurezza dalle rocce e dal vetrato. Evitata la vetta, e dopo un breve tratto di roccette messe lì per incastrare le corde, abbiamo cominciato subito le calate per velocizzare la discesa. Con quattro calate in totale (più che calate, si è trattato di accompagnamenti veloci a valle) e un breve traversino ci siamo trovati al riparo da possibili scariche.   A quel punto, dopo un altro tratto percorso disarrampicando faccia a monte sulla neve, ci siamo ritrovati a camminare per giungere alla strada e, da lì, al rifugio.

… ma rimaneva un problemino…. e le ciaspole lasciate all’attacco????

L’idea iniziale di tornare tutti lì a prenderle è stata bocciata da Roberto… troppi rischi e troppo tempo da perdere. Lui e Fra si sono sacrificati e, passando un traversino poco invitante, con una risalita ed un’altra calata, hanno recuperato tutto. Bravi e grazie.

Chi volesse percorrere il canale, si trova tutto tracciato e scalinato (trova anche un chiodo)…. occhio alla discesa, a parer mio più rischiosa della salita.

alla prossima

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giu 02 2010

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Robynid – Placche di Oriana

Filed under Roccia

Una visione insolita, almeno per me, del Forte di Bard

Nella pagina relativa alle gallerie fotografiche c’è qualche immagine.

Questa via è una delle più recenti (maggio 2009) tra quelle presenti presso il settore sinistro delle placche di oriana. Tralasciando il tragitto fino al parcheggio (vedere relazione sullo “spigolo verde”), per giungere all’attacco (di questa via e non delle altre) si deve superare Plan Flo mantenendosi sulla strada in direzione delle antenne sul colle per circa 40 metri. Ad un certo punto, sulla sinistra, si incontrano dei massi con ometti; si sale da lì … non farsi ingannare dall’indicazione “palestra” in prossimità di una sbarra in quanto, giungere all’attacco della via da lì è più difficoltoso e scomodo.

E’ una via di 6 tiri tutti gradati 5a (tranne l’ultimo di 3°) e ha uno sviluppo di circa 180 metri (i tiri sono molto corti … circa 30 metri l’uno). E’ una via strana …. i primi 4 tiri sono ancora un po’ sporchi e discontinui. Tratti di roccia sono intervallati da brevi passaggi su “terra”, mentre gli ultimi due tiri sono proprio belli. Con corde da 60 metri, si riesce a tornare alla base con tre sole calate. L’ultima sosta, quella in vetta, è molto aerea e ristretta!

Sarà strano, ma dopo pochi giorni dall’aver salito “spigolo verde”, questa via non mi sembra così difficile da giustificare due gradi in più …. forse che la “gradazio” di spigolo verde sia un po’ strettina? boh! chissenefrega… tanto è fatta.

Non c’è molto da dire se non che dalla quarta sosta (mi sembra) fa la comparsa, nella sua interezza o quasi, sua maestà la Gran Becca …. che botta allo stomaco…

Il resto è placca con roccia un pochino sporca per i pochi passaggi e troppa terra da pestare. Si capisce che non mi ha entusiasmato?

In ogni caso, il solo fatto di arrampicare… la compagnia… il sole….. la montagna in quanto tale…. la vista del Cervino…. il panino di Bard con relativa coca cola …. le risate in macchina … e il fatto che domani sia già giovedì, fanno sì che anche frammenti di questa giornata resteranno a farmi compagnia per un bel po’.

Alla prossima

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giu 01 2010

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The dark side of the Moon

Filed under Altro

Una sera tornando a casa dall’ufficio mi è apparsa una luna rossa, enorme e stupenda. Non è apparsa dal nulla, si nascondeva dietro a una curva, è bastato che girassi il volante, ed eccola lì, per me e per tutti quelli che, meccanicamente come me, percorrevano quella strada … è bastato fare una cosa molto semplice per vedere una cosa molto bella.

Sono rimasto a bocca aperta per lo stupore, come quando mio padre mi portava a vedere le rane in un posto che non ricordo. Ma ricordo lo stupore.

Ho fotografie confuse di quei momenti; mi ricordo che ero piccolo, che mi portava durante il fine settimana e che stavo bene. Probabilmente avevo la stessa faccia della luna di quella sera, solo più ricciola.

L’ho avuta davanti al parabrezza per un bel tratto di strada. Ogni tanto sconfinava nei finestrini laterali, ogni tanto spariva dietro ai palazzi, e io non vedevo l’ora di rivederla.

Guidando, pensavo alla mia fortuna perchè, oggi come allora, riesco a stupirmi ancora, e quelle volte che capita è per cose che non hanno un prezzo, che non regalano felicità per il fatto di essere possedute, ma per il fatto di essere vissute… come la montagna, come la sensazione di aver fatto la cosa giusta.

Forse, questa fortuna, è nata proprio allora e me l’ha regalata mio padre.

Se un giorno dovessi essere padre anch’io, proverei ad essere un ottimo padre, per riuscire, almeno, ad essere un padre attento. Vorrei riuscire ad essere forte e non farmi travolgere dalla quotidianità e dagli oggetti che vorranno essere posseduti da mio figlio … vorrei essere così ricco da riuscire a fare lo stesso regalo che mio padre fece a me, in tutte quelle giornate, di tutti quegli anni.

Stavo per arrivare a casa e, alla radio, hanno annunciato che è stato inventato un navigatore per auto che, in funzione di dove ci si trova a passare, suggerisce i piatti tipici locali, con tanto di ricetta e di collocazione dei supermercati nei quali si possono acquistare gli ingredienti necessari…. questa è la faccia oscura della luna.

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mag 30 2010

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Spigolo verde – Serra di Biel (Valle di Champorcher)

Filed under Roccia

Per essere stata una gita di ripiego, è stata una gran bella uscita. Verificata la chiusura dello Chabod (il gestore ci ha detto che, comunque, la nord del Gran Paradiso non è al massimo delle condizioni), scartata la nord del Ciarforon per il fatto che la quantità di neve potrebbe rendere difficile il reperimento degli anelli di calata per le doppie, abbiamo optato per una via di roccia …. già, ma quale? E qui che entra in gioco il vate, colui il quale mi fa da consulente ogni qualvolta non sappia dove sbattere le capoccia …. il mitico Fra! Da una telefonata ci consiglia di fare lo Spigolo verde … e così sia.

Lo Spigolo verde è una via di sei tiri (max. 4c), presso il settore destro delle Placche di Oriana. A posteriori, in realtà, la gradazione ritrovata nelle relazioni, almeno per taluni tiri, ci è sembrata un pochino stretta. Partiti da Pessano con Bornago alle 6 e percorsa una A4 quasi umana da chi è abituato, come me, a svernarci tutti i santi giorni, decidiamo di riempirci lo stomaco col menù mattina in un piccolo dopo Novara (anche se di questa notizia non frega a nessuno, tenevo a condividerla con voi).

Superata la familiare uscita di Pont Saint Martin, usciamo dall’autostrada a Verres e, seguendo la direzione Torino, torniamo sui nostri passi fino a Hone, ove si gira a destra verso la valle di Champorcher. Qui comincia la salita che ci conduce fino al forzato parcheggio della frazione Courtil (da qui in poi la strada è consentita solo al personale autorizzato).

Lasciata la macchina, si continua a salire a piedi per la strada asfaltata che porta dapprima a Plan Flo e, quindi, alle Placche di Oriana. Prima di giungere a Plan Flo, all’uscita di un tornante verso sinistra (si riconosce per il largo sentiero che parte proprio dal tornante) si notano sul muretto di destra le targhe indicanti la breve salita che, in due minuti, porta all’attacco della via.

L’impatto con l’attacco della via non è stato dei migliori … il terreno è molto bagnato e il primo tiro, almeno nella sua prima parte, è scivoloso… i dubbi salgono come bile dallo stomaco… sarà tutta così? A guardare col naso in su, fuori dal bosco, la situazione sembra migliore…. proviamoci e vediamo cosa succede.

Mau parte e, pur di non bagnare più del necessario le scarpette, se le mette già lungo la via …. non potevo non immortalare la scena… La prima parte è difficoltosa anche per Mau, tanto che, io e Nello, decidiamo di assicurarci e di salire sul terrapieno accanto per evitare la prima parte del tiro, rientrando in via qualche metro più in su, dove il bosco si allarga e la roccia sembra più asciutta.

Mau arriva in sosta e, prima che qualcuno di noi si muova, riesce a darci la notizia più temuta … “ragazzi, sta cominciando a piovere” …. per fortuna lo sconforto è veloce quanto la durata della pioggia e tutto rientra nei ranghi.

La via, come si può dedurre dal nome, si svolge tutta lungo lo spigolo (a volte di qua, altre di là). E’ molto aerea e piacevole con tratti che, ripeto, fanno pensare che i gradi attribuiti siano appena un po’ stretti.

La nebbia l'ha fatta un po' da padrona

A parer mio, che non so arrampicare, la via è omogenea e divertente… con punti in cui è necessario prestare attenzione e sfruttare gli appigli e gli appoggi che la roccia ci offre. Non me ne intendo molto, ma la roccia sembra diversa da quella di Bard …. ma lascio giudicare agli esperti.

Purtroppo, siamo stati risparmiati dalla pioggia ma non dalla nebbia così sia la voglia di fotografare che i panorami intorno sono rimasti latenti… giusto qualche immagine per documentare.

L'ultimo tratto prima della penultima sosta .... prima si percorre a sx, poi si scavalca per raggiungere la sosta.

L'ultimo tratto prima della penultima sosta .... prima si sta a sx, poi si scavalca per raggiungere la sosta ... qualche pazzo, sbagliando, la fa in piedi (io)

I punti più delicati, secondo me, sono costituiti da una lama che suona pericolosamente vuota (non ricordo in che tiro) … dalla partenza del quarto tiro … e dal traverso prima dell’ultima sosta. Tutto il resto è piacere puro.

il traverso che porta all'ultima sosta

L’arrivo in vetta, oltre alla rituale foto, è stato salutato dalla comparsa di una famiglia di gipeti (almeno così mi sembravano per la coda e le dimensioni) che, sfruttando le termiche, è stata con noi per qualche minuto… poi, loro sempre più in alto e noi giù lungo il breve sentiero che ci ha riportati al tornante famoso…

Altra bella uscita e altra splendida domenica …. opsss sabato.

Alla prossima

 

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mag 18 2010

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Pà Raumer e i suoi pargoli

Filed under Roccia

 

L'uscita al termine della via

Abbiamo aspettato questa giornata di sole come un bambino aspetta natale… a letto ma con un occhio aperto e l’altro pure. Era troppa la voglia di sentire il dolce cinguettio di moschettoni e rinvii… il sibilo dei cordini nella sosta… il sussurro delle scarpette sulla roccia…. insomma, questo è il periodo in cui chi ama la montagna come noi entra in calore e deve in qualche modo soddisfare la voglia primitiva di salire… salire… ora sulla roccia e tra poco (almeno si spera) su qualche parete esposta a nord.

Il corpo sul quale abbiamo scelto di spalmarci è quello delle placche di Albard, che già ci vide ansimanti e gratificati durante il glorioso trentesimo corso di Alpinismo della Scuola Valle dell’Adda (messaggio pubblicitario). Tra la moltitudine di possibilità, la nostra attenzione è tornata a volgersi verso una via da me già percorsa: Pà Raumer e i suoi Pargoli.

Il primo tiro

La via si trova nel settore più alto (si vede anche dal piccolo parcheggio) e si distingue per essere divisa in due tronconi: i primi tre tiri… breve trasferimento nel bosco… altri cinque tiri, migliori dei precedenti. L’Arrampicata si svolge su placche di splendido gneiss lavorate dalla natura e con difficoltà che vanno dal 3a al 5b (per la relazione: http://scuolaguidodellatorre.interfree.it/relazioni/roccia/MonteCoudrey-viaPaRaumer.html)

Anche se demando al sito citato il racconto della via, vorrei solo porre l’accento su alcune punti:

1) la chiodatura è a tratti un po’ lunga ma ottima;

2) non siamo riusciti ad unire il secondo e il terzo tiro pur avendo corde da 60 metri;

3) Il cavetto al termine del terzo tiro è sulla destra (faccia a monte) ed è un po’ basso e può rimanere nascosto tra foglie e rami;

4) io non so se qualcuno abbia messo l’albero vicino alla roccia o viceversa … fatto sta che la partenza del quarto tiro è troppo divertente!!!

5) le fessure del quarto e del quinto tiro sono, per me, belle toste …. bravo a Mau che le ha salite da primo (come anche tutti gli altri tiri)

6) arrivati al termine della via, invece che calarsi dall’ultima sosta e preferibile spostarsi a destra e calarsi dritti come fusi dalla sosta della via vicina “Cpt. Walker” (si trova, nascosta alla vista, a destra faccia a monte, anche se il monte è tutto sotto … vicino ad un alberello… attenzione!!! FARSI FARE SICURA DALLA SOSTA DI PA’ RAUMER perchè c’è qualche passo delicato). Con due calate si è alla base della parete.

7) dalla base della parete, faccia a monte, seguire il sentiero verso destra …. ma non seguite noi, ci siamo persi tra cinghiali e bosco.

alla prossima

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mag 09 2010

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Baiarda … vista solo dal basso

Filed under Roccia

 

La Baiarda

 

Dopo una settimana passata a ingozzarmi con le previsioni dei principali siti meteo sul web, la decisione di dirigersi in liguria sembrava tra quelle più sensate. Come volevasi dimostrare, così non è stato … siamo rimasti a bocca asciutta (unica cosa non bagnata del nostro sabato ligure).

Vista l’alzata mattiniera e il viaggio fino a Voltri, abbiamo comunque deciso di recarci fino all’attacco della via in modo da mantenerne il ricordo della collocazione per quando ci sarà il sole.

Per com’è andata, tralascio il viaggio in autostrada e il menù colazione, e vi riporto solo le informazioni necessarie e sufficienti per recarvi in loco e godere delle bellezze di quell’ambiente (nella pagina delle gallery fotografiche ne ho predisposta una con immagini non belle ma utili).

Usciti dal casello di Voltri, in prossimità dell’incrocio con Via Prà si gira a destra e, seguendo le indicazioni per Acquasanta, si giunge alla stazione ferroviaria del paesino genovese (FS Genova Acqui). Qui si lascia la macchina, si entra nella stazione e ci si incammina verso sinistra, lungo il marciapiede pedonale, costeggiando i binari. Continuando a camminare oltre il limite del marciapiede, si giunge al punto in cui, sul lato opposto e in prossimità di un pilastro della luce, parte il sentiero che ci condurrà alla meta. Il sentiero è contraddistinto da un segnavia “punto e linea” rossi…. intanto comincia a piovere

Dopo i primi metri, il sentiero si congiunge con una stradina. Proseguendo il cammino, si lasciano alcune case sulla destra, si salutano cani di varia taglia ma tutti abbaianti e si segue il sentiero fino al paletto segnavia che indica la deviazione per Punta Martin. Tenendo il sentiero di destra (indicazioni Fontanin), si segue la traccia fino al segnavia successivo e, da qui, fino al Masso del Ferrante e al torrente… intanto smette di piovere

Attraversare il torrente Baiardetta (si guada due volte) è stato divertente ma non banale, vista la quantità d’acqua in corsa e i pochi punti guadabili …. intanto ricomincia a piovere….

Seguendo gli ometti del sentiero, divenuto un po’ più ripido, si giunge dapprima in prossimità della placca d’Ubaldo e dopo poche decine di metri, proseguendo a sinistra, ai due fittoni che segnano la sosta.

Qui, purtroppo, si ferma la cronaca.

Con pioggia ad intermittenza, documentiamo il luogo e ritorniamo sui nostri passi in attesa che prima o poi il sole ci permetta di tornare e attrezzare questa sosta.

Alla prossima

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apr 08 2010

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Piani di Artavaggio

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La piramide del Sodadura

Potete vedere un breve video nella pagina dedicata

Giusto per non dar modo alla colomba di farci un bel nido in pancia, visto il rischio valanga eccessivamente alto per poter ambire a chissà quale uscita, cerchiamo per un’escursione su terreno ben conosciuto ma con dislivello accettabile. Tra tutte quelle possibili, quella che ci permette di non allontanarci troppo da casa e di non essere così ingurgitati dal traffico di rientro dei vacanzieri pasquali, è l’ennesima salita da Moggio al Rifugio Nicola …. e così sia.

Il ritrovo a Brivio alle 7,30 è di tutto comodo, la giornata è splendida e la compagnia di Mau e Lorenza dà garanzia di passare una bella mattinata … non serve altro. Una foto alla grignetta dalla rotonda di Ballabio, vita la quantità di neve che si è depositata, è d’obbligo. Passata la funivia che trasporta famiglie e cani ai Piani di Artavaggio, lasciamo l’auto nel piccolo piazzale all’imbocco del sentiero e cominciamo ad incamminarci nel bosco.

Saliti i primi tre-quattrocento metri di dislivello cominciamo a pestare neve vera e non più granatina. Più si sale e più la quantità aumenta….. ne ha messa giù tanta durante gli ultimi giorni di pioggia e, se non fosse per la temperatura più che accettabile, sembrerebbe di essere stati catapultati nuovamente in un paesaggio invernale di dicembre. Da un certo punto in poi si avanza dentro ad una specie di trincea alta più di mezzo metro, immersi fino alle ginocchia e con il sole che scalda le ossa. Non c’è niente da fare … di posti così non ci si stanca mai.

Arrivati ai Piani di Artavaggio si comincia a camminare su suolo battuto e tutto diventa ancor più piacevole ed agevole. La funivia scarica il suo contenuto e la neve viene invasa da doposci col pelo anni 80, borse di louis vuitton e ciaspole governate come se si trattasse di cavalli imbizzarriti… ci mancherebbe solo di vedere qualcuno in bermuda…… ah, eccolo… allora ci siamo proprio tutti.

Arrivati al Rifugio Nicola, Mau e Lorenza, ciaspolodotati, decidono di fare una puntatina verso il Sodadura. Io mi fermo a svernare un po’ al sole anche per cacciare i pallori invernali e consumare il poco di miele rimasto.

Dopo poco, il forte vento incentiva i miei due eroi a tornare dalle mie parti. Riprendiamo baracca e burattini, rivolgiamo un pensiero di pizzoccheri all’Alva e ci dirigiamo verso la funivia con l’acquolina tra le fauci. Purtroppo la voglia non si evolve in soddisfazione vista l’eccessiva quantità di gente all’interno del negozio e sulle panche esterne… ognuno di noi, a casa propria, si dovrà accontentare dei resti di colombe, agnelli e altri simboli pasquali. Se queato è il prezzo da pagare per una giornata così, meglio non lamentarsi.

 

alla prossima

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