Archive for ottobre, 2008

ott 28 2008

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Luca

Considerazioni da sedia a dondolo

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è il 29 ottobre … un mese fa, seduto in quel caffè io non pensavo a te … ma, ora, è il momento di sedersi sulla sedia a dondolo virtuale, tirare un po’ di bilanci e fare programmi, sapendo già che i primi riescono sempre ad essere in negativo (forse non quest’anno) e i secondi saranno sicuramente disattesi …. ma non importa … l’importante è il sabato del villaggio. Il prossimo weekend saremmo dovuti andare a fare la salita, almeno per me, più tecnica dell’anno ma, visto il meteo non proprio favorevole di questi e dei prossimi giorni, il Disgrazia dovrà aspettare …. Per questo motivo, per la delusione di un altro weekend sfumato e per l’avvicinarsi del nuovo anno, mi siedo in vostra compagnia … riempio il bicchiere di cognac (tanto poi non guido) … metto un po’ di musica (avete preferenze?) … mi guardo indietro e faccio la traccia per il futuro. Alpinisticamente parlando, questo è stato il primo anno di attività “Full Immersion” anche se il 2007, con il Cevedale, il primo tentativo al Gran Paradiso, la facile Aiguille de Toule sul Bianco e il Castore ha avuto una fondamentale funzione stimolatrice e propedeutica …  Vediamo com’è andata quest’anno …. il corso di alpinismo, oltre a darmi le sembianze di uno che potrà imparare ad andare in montagna, mi ha permesso di vedere la passione per la montagna sulla faccia degli istruttori (sinceramente, molto competenti e pazienti), conoscere tanta gente simpatica e, con alcuni di questi, di formare lo zoccolo duro della “compagnia dell’anello di sosta” … Oltre le esperienze vissute durante il corso (giro del fungo in Grignetta, Monte Pasquale, Piccole Dolomiti) ci sono state quelle affrontate da “indipendenti” tra le quali spiccano il Monviso, la Capanna Margherita e la bella parete nord della Tresenta … un gradino più sotto, due tentativi Allalinhorn e una “quasi” cima del Gran Paradiso … qualche falesia, un pizzico di grignetta e voglia quanto basta…. Hermann Buhl disse “si continua a salire e non si raggiunge mai la meta. Forse è anche questo che affascina: si è alla ricerca di qualcosa che non si trova mai” … in fondo è davvero così … non si fa in tempo ad essere sotto la doccia che già si pensa a cosa fare il prossimo weekend … il prossimo anno … quindi, ora, proviamo a fare qualche programmino (sempre volando molto basso, tra il pavimento e la cera) … so bene che questo va contro qualsiasi rito scaramantico ma non mi interessa, troppa è la voglia di evolvermi e di desiderare che il 2009 sia un anno stupendo. I miei desideri sono in ordine sparso e non vincolanti, ma peste colga chi non vorrà condividerli con me! A cosa vale una esperienza non condivisa? Il Gran Paradiso è una salita che mi è rimasta tra gola e stomaco e, siccome non c’è due senza tre, vedrò di farmi rimbalzare un’altra volta … Mi auguro che i signori Gran Zebrù e Ortles (o Ortler) non facciano i difficili e che mi permettano di conoscerli a fondo … di goderne la salita ed il panorama che, dalle loro croci di vetta, e possibile ammirare … il Disgrazia è rimasto sospeso tra il dire e il fare, mentre il Breithorn si può conoscere in giornata… La Punta Dufour dalla svizzera è stimolante e accessibile … la Cresta Segantini è dietro casa e non le si può dire di no … ma per il sogno …. il vero sogno …. non è tempo … la sua asticella è troppo alta per me. Questo è quanto. per il momento aspetto che nevichi … picca e ramponi sperimenteranno Grignetta e Grignone …. le dita scorreranno tra i siti di riferimento … on-ice … vie normali … montagna.tv. … in attesa che 3B meteo e meteo.it esprimano le proprie sentenze e i programmi comincino ad essere disattesi … ah, dimenticavo, ….. qualche parete nord accessibile non è che mi farebbe così schifo…

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ott 26 2008

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Salita al Monte Sodadura

Filed under Ghiaccio e misto

Indecisi se salire la Senigaglia o la Cermenati in Grignetta, con Lorenza, Maurizio e Antonello, optiamo per i piani di Artavaggio… La giornata è bella … le gambe sono dure per la passeggiata di ieri, ma la voglia è tanta. Percheggiata l’auto sotto la funivia di Moggio,  decidiamo di lasciare le ciaspole nel bagagliaio e ci addentriamo, sotto un cielo ora coperto, nel bosco che ci accompagnerà fino ai Piani di Artavaggio. Risento, più del dovuto, della fatica del giorno prima e lo sforzo è di molto superiore a quello che dovrebbe essere …. ecco i danni del Natale… tra una sosta e l’altra percorriamo i tornanti del sentiero e giungiamo ai Piani …. ora dentro la nebbia. In realtà, bastano pochi minuti di attesa e il cielo si spalanca regalandoci un blu che solo l’inverno è capace di dipingere. Più saliamo e più vediamo il mare di nuvole sotto di noi …. sembra di essere in quota, ma non siamo neanche a 2000 metri. Fantastico. Grazie al sole e a quello che vedo, la stanchezza se ne va … tutt’intorno solo colline bianche e silenzio … Il Sodadura svetta e i ciaspolatori lo “aggrediscono” da più parti … noi, armati di scarponi, ci dirigiamo verso il rifugio Nicola e, da lì, sulla tracciata cresta nord-ovest fino alla Madonnina di vetta. Il panorama è davvero superbo … Le grigne fanno capolino dalle nuvole … la maestosià dello Zuccone Campelli domina la scena … più lontano il Pizzo tre Signori … più lontano ancora il Pizzo Coca …. il Rosa c’è sempre.  Scatto …. Scatto pensando al piacere di montare i brevi filmati, le foto panoramiche e rivedere tutto quanto … il risultato è nel video che trovate a lato. Breve risotto al rifugio Nicola e via verso la funivia, per una veloce e comoda discesa alla macchina … il cielo si ricopre. Quello che doveva fare, l’ha fatto.

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ott 20 2008

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Luca

Ferrata del Centenario e Ferrata De Franco Silvano

Filed under Roccia

il panorama in uscita dalla ferrata del centenario   il panorama in uscita dalla ferrata del centenario
Tra le mille e più lacune che mi compongono, ne avevo una enorme …. più grave del non ricordare nè i dieci comandamenti nè, tanto meno, i sette peccati capitali … più limitativa del non saper ripetere i nomi dei sette nani in ordine di altezza …. più socialmente vincolante del non conoscere i sette colli di Roma …. più perdente del non recitare la formazione dell’Italia Campione del Mondo 1982 … ebbene sì ….. la mia più grossa voragine era quella di non essere mai stato in vetta al Resegone … ma grazie a Maurizio e Paolo, almeno questa lacuna è stata colmata. La via scelta per riempire questo vuoto culturale passa per le ferrate che, dal Passo del Fò, portano in vetta al Resegone …. Si comincia con la Ferrata del Centenario e si arriva in vetta con la De Franco Silvano … in mezzo, circa 45 minuti di sentiero. Il tutto inizia dal Parcheggio della funivia che porta ai Piani d’Erna … dopo una colazione al bar e dopo aver sradicato dal portafoglio i 5 eurozzi necessari per vincere un biglietto di sola andata in funivia (ben 2 minuti di ascensione) … arriviamo ai Piani d’Erna e, tra cacciatori e prede, ci incamminiamo verso il Passo del Fò.
il Rifugio Capanna Alpinisti Monzesi al Passo del Fo

il Rifugio Capanna Alpinisti Monzesi al Passo del Fò

Arrivati in prossimità del rifugio Capanna etc.. etc… , svuotati i serbatoi e indossata la ferraglia, ci dirigiamo al vicino attacco della ferrata del Centenario, più lunga ma meno divertente della successiva …
il primo tratto della Ferrata del Centenario

il primo tratto della Ferrata del Centenario

La ferrata è caratterizzata da una massiccia presenza di pioli che, se da un lato ne semplificano la progressione (soprattutto per chi come me non si toglierebbe mai gli scarponi neanche a letto), dall’altro ne diminuiscono il Pathos e il divertimento …. in ogni caso, per buona parte della stessa, l’esposizione è consistente …
... salendo la ferrata ...

... salendo la ferrata ...

Usciti dalla ferrata, ci incamminiamo per il sentiero n. 1 ammirando quanto ci circonda anche se, come spesso accade, la foschia limita il raggio d’azione dei miei occhiali da vista … quel che vedo mi basta per essere convinto di aver speso bene anche questa domenica (anche se mi girano ancora le scatole per i 5 euro…) Arrivati in vista del Rifugio Azzoni, facciamo ballare gli occhi in quanto, da quanto emerge dalla lettura delle relazioni sul web, è facile non trovare il bivio verso l’attacco della De Franco Silvano … ma allo sguardo allenato di Maurizio non sfugge nulla …. trovato il bivio e trovato l’attacco.
lo sviluppo della De Franco Silvano

lo sviluppo della De Franco Silvano

Questa ferrata è molto più divertente …. senza pioli che agevolino (tranne uno che reputo utile) la progressione … solo tecnica e godimento. dal momento che si parla di tecnica, e poichè la mia è in stato primitivo, in un paio di punti, vista la foga con cui mi sono appeso (tarzan è un dilettante), se al capo della catena fosse stata legata una cassetta del WC, mi sarei fatto una bella doccia … naturalmente scarico la colpa di tutto ciò sul fatto di aver indossato gli scarponcini e non scarpe maggiormente idonee … bla bla bla …
Paolo sulla De Franco Silvano

Paolo sulla De Franco Silvano

Da quando ho cominciato ad arrampicare, non amo particolarmente le ferrate … quei due tentacoli che escono dall’imbrago e condizionano continuamente la progressione sono un vincolo non solo al divertimento, alla quiete della montagna (il matrimonio tra moschettone e catena fa sì che il loro piacere raggiunga dei decibel da traforo del Bianco) ma, in certi casi, favoriscono essi stessi situazioni di pericolo …. dovessi rinascere, inventerei i moschettoni wi-fi …. almeno il problema sicurezza verrebbe circoscritto alle capacità dell’individuo non in quanto polipo, ma bipede.
il Rifugio Azzoni, appena sotto la vetta

il Rifugio Azzoni, appena sotto la vetta

L’ultima parte della ferrata è, praticamente, un sentiero di avvicinamento alla vetta … più in basso si trova la sagoma rossa del rifugio azzoni, l’arrivo del sentiero n. 1 e di tutti gli altri che qui si smorzano… 
l'ultimo tratto prima della vetta

l'ultimo tratto verso la vetta (cima Cermenati - 1875 metri)

Riempiti gli stomaci e ammirato il panorama circostante ci si incammina verso valle e verso la settimana che sta per arrivare … lungo la discesa si incrociano molti discorsi e argomenti … dei quali, il più significativo, è stato certamente il TFR (Trekking di Fine Rapporto) …. ovvero una delle tante strategie “codarde” per perdere amici ritenuti scomodi …. è sufficiente organizzare il trekking da loro sempre sognato e non invitarli … se restassero amici vorrebbe dire che in quella settimana hanno avuto di meglio da fare o che vi vogliono davvero bene. … da tutto ciò si comprende come non è sempre vero che solo l’alta quota provochi alterazioni cerebrali …

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ott 13 2008

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Salita al Taou Blanc (3439 mt.) dal Colle del Nivolet

Filed under Escursionismo

il "Paradiso" dalla vetta del Taou Blanc

il "Paradiso" dalla vetta del Taou Blanc

Dopo un periodo spalmati su pareti e creste, decidiamo, per questa domenica, di non appendere noi ad un chiodo, ma le nostre scarpette… oggi si torna alle origini, oggi si fa trekking!!! Questa scelta è stata favorita, oltre che da una crisi di astinenza da zaini più leggeri, anche dal fatto che il giorno 15 ottobre, fino a metà aprile, verrà chiusa al traffico la strada del Colle del Nivolet … quindi, perchè non sfruttare il meteo per una bella passeggiata in un ambiente mitico? Voi mi direte … “Ma guarda, bello mio, che al Nivolet ci si arriva anche senza la macchina sotto alle chiappe!” … avete ragione ma il tempo è tiranno e la luce poca …. per i 1400 di dislivello da Pont, ne parleremo la prossima estate … e poi, se felice vuoi campare … Il plotone, composto da Filippo, Lorenza, Maurizio, Antonello e il sottoscritto, si muove alle ore 6 da Pessano … alla volta di Cormano (spero che gli -ano di questa frase siano di buon auspicio per la giornata) … per raccattare al volo la “new-entry” Paolo alla fermata dell’autostradale sotto al lampione …. immagine bucolica che potrebbe far pensare ad una seconda redditizia professione (in quanto bucolica) … in realtà, per fortuna, non è così … imbarcato Paolo e fatte le debite presentazioni, si parte davvero … ultima fermata: il Colle del Nivolet. Macinati i chilometri e aumentati i sommessi (ma sempre più udibili) brontolii di Lorenza, decidiamo di fare colazione in un attraente bar sito nella Valle dell’orco, addobbato stile western, con selle appese alle pareti e briglie pronte all’uso … Riempiti gli stomaci e calmata la “Furia” Lorenza (visto che si parlava di selle e briglie) risaliamo sulla superkia e, in men che non si dica siamo sul tratto finale della salita dove, tra una curva e un’altra, laghi e dighe fanno scalpitare i nostri zoccoli/scarponcini … Parcheggiata l’auto e marcato il territorio, cominciamo a salire … la giornata è davvero bella … la temperatura è ottimale …. la compagnia è sublime (solo perchè mi devono riportare a casa) … possiamo affermare che gli -ano di prima siano serviti a qualcosa. La salita è appagante … gli scorci lacustri e sul Gran Paradiso valgono la coda che, sicuramente, ci beccheremo al ritorno … i colori cominciano ad essere quelli tipici autunnali … qui tutto sembra più bello … i problemi si allontanano mano a mano che si sale … alcuni non sono neanche scesi dalla macchina (i pensieri sul mutuo gli ho chiusi nel bagagliaio … mi auguro non si incazzino troppo) … più si sale e più ci si avvicina ai sogni … magari non qui, ma una volta o l’altra riuscirò a sfiorarli … anche se spero non troppo presto, cosa resterebbe poi? (lacrima) Io e Antonello anticipiamo di qualche metro il gruppo …. il momento è solenne … a quota 3055 tracciamo una linea a terra del tipo “qui non si passa” … ma lo scopo è esattamente il contrario … celebrare il piccolo filippo che, nonostante i suoi anni di vita siano ancora ad una cifra, in questo luogo travalicherà il suo personale record di salita, già consistente … eccolo … arriva … si domanda cosa abbiano scritto in terra due poveri deficienti … scrolla le spalle … oltrepassa la linea e naviga verso il futuro …  Il resto della salita è un susseguirsi di piccoli nevai e innocui sfasciumi … unico diversivo, una breve paretina a cui prestare un minimo di attenzione … qui si sbriciola tutto … come il cristallo, bello ma delicato. Il panorama dalla vetta, malgrado le nuvole comincino ad abbassarsi, è da guinness … affondiamo i denti nei panini … firmiamo il quaderno di vetta … scattiamo un po’ di immagini e ricominciamo la discesa … Sulla strada del ritorno alcune pecore vorrebbero non farci tornare a casa … ma desistono. Sull’autostrada non c’è la coda temuta … gli -ano hanno fatto il loro dovere.

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ott 06 2008

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M.te Moregallo – Cresta O.S.A.

Filed under Roccia

il panorama dalla cresta OSA

il panorama dalla cresta OSA

Dopo il freddo assorbito settimana scorsa, e dopo attenta valutazione dell’esposizione e dell’altitudine, scegliamo di “affrontare” la cresta o.s.a. al Monte Moregallo. Alle 7, Lorenza, Maurizio ed il sottoscritto, belli come il sole che sta sorgendo, ci instradiamo verso Valmadrera.

Passata la deviazione per il ponte della superstrada di Lecco, incontriamo un bar meritevole di attenzione e di colazione, vista la varietà di brioches presenti … ovviamente, quando c’è un lavoro di scelta così delicato, noi siamo i primi ad offrirci … vada per la farcitura ai lamponi. Arrivati a Valmadrera, decidiamo di parcheggiare nel primo posto libero “legale” visto che, da queste parti, la polizia municipale è eccessivamente ligia al proprio dovere e non risparmia sulla carta … il prezzo da pagare è una piccola scarpinata lungo i tornanti asfaltati prima di cominciare il sentiero nel bosco …
la cresta O.S.A. scorre sul ciglio dello spicchio

la cresta O.S.A. scorre sul ciglio dello spicchio

La via che andremo a percorrere si vede bene anche dal basso e ha l’aspetto di uno spicchio di arancia unico superstite del frutto … la cresta scorre lungo il suo crinale e, già da qui, si nota che alcuni tratti potranno essere sufficientemente esposti… Ci incamminiamo dapprima per il sentiero 7 … poi per il sentiero 6 … sempre più ripido e sudato …. fino ad uno spiazzo presso il quale, pur in mancanza di qualsivoglia segnale, bollo, scritta o ideogramma, deduciamo debba partire la via (in realtà il sentiero termina qui!) … indossata la ferramenta, oggi più abbondante del solito vista l’assoluta mancanza di protezioni in via (tranne il chiodo sul passaggio di IV), cominciamo il percorso verso i sette tiri che ci aspettano (infatti, su consiglio di molte relazioni, decidiamo di lasciare stare gli ultimi due …. a causa della roccia molto instabile) …

 

alla partenza della via

alla partenza della via

La via viene data di III/III+ con un passaggio di IV (appena sopra all’unico chiodo) … col senno di poi, per quanto mi riguarda, il passaggio di IV è stato più semplice di un paio valutati di III/III+ trovati più in basso … il primo vinto con un prevalente utilizzo della braccia (almeno da parte mia) e il secondo superato in aderenza facendo un paio di passetti verso l’alto sulla roccia … probabilmente, la valutazione è conseguenza del grado di esposizione …. notevole sul passo di IV.

 

Lorenza e il lago

Lorenza e il lago

In realtà, la via risulta abbastanza semplice e molto divertente … la consiglio a chi volesse, come noi, fare esperienza sull’arrampicata in tre, sull’utilizzo di protezioni mobili (nut e friend) e fisse (clessidre e spuntoni) e sull’allestimento delle soste … totalmente assenti, tranne al termine di un tiro (due anelloni formato frittura di totani) …
La roccia è molto buona e ricca di appoggi/appigli … l’unico punto un po’ umido e liscio è l’interno del breve camino all’inizio del quinto tiro … per il resto, roccia asciutta (esposta a sud), giornata stupenda, panorama illimitato e godimento sfrenato…

 

maurizio e il panorama

maurizio e il panorama

Per chi scegliesse di evitare gli ultimi due tiri, una volta arrivati davanti alla paretina di 10 metri del penultimo tiro (non ci si può perdere), è possibile uscire sulla destra lungo il sentiero che, dopo un po’, ci raccorda sul sentiero 6 che scende verso valle …. dentro al bosco … sull’asfalto … nella macchina … dentro la doccia … Tirando le somme, quindi, la giornata è stata molto bella e saporita ….. quanto la brioche che le ha dato inizio.

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