Fantastico. Non mi viene altro da dire.
La nostra cavalcata comincia già sabato sera quando con Fra, al telefono, decidiamo di fare le creste del Resegone almeno fino all’Azzoni (1860 m.)…. poi avremmo valutato, in funzione dell’ora, delle gambe e del meteo, se percorrere tutte le 13 cime.
Il rifugio Azzoni, come riportano anche i segnavia, funge da elemento separatore tra le creste sud e le creste nord del “Resegun”…. la parte sud è più ripida e “arrampicatoria” (i segnavia riportano gli stessi tempi di salita e discesa) mentre la nord è più sentieristica ed escursionistica, in ogni caso è sempre un sentiero gradato EE.
La sveglia suona alle 5 per avere la mezz’oretta accademica necessaria al risveglio, riordinare le idee, non dimenticare a casa niente … macchina fotografica .. gps … un po’ di cibo e acqua, e per essere puntuale all’appuntamento al baretto di Calco.
Rapido caffè e si parte in quel di Erve. Lasciata l’auto al termine del paese, ci incamminiamo lungo il sentiero il quale, in breve, ci porta alla biforcazione che obbliga a scegliere tra le due vie alternative per arrivare al Rifugio Capanna Alpinisti Monzesi (1171 m.)… a sinistra si prende la ripida e più breve Prà de Rat, mentre a destra si segue il sentiero San Carlo che, più dolcemente, passando per l’omonima fonte, ci guida alla deviazione, non proprio evidente, per la Passata (1244 m.), ovvero l’antico valico tra il Ducato di Milano e la Repubblica Veneta.
Il sentiero che dal bivio porta alla Passata ci introduce in un mondo nel quale non mi sarei stupito se avessimo incontrato elfi, gnomi e Frodo Baggins col suo anello spaccamaroni…
Dalla Passata si imbocca il segnavia 571 … e comincia il godimento che si attenuerà solo al Passo Giuff (1500 m.).
Il tratto che, in circa 50 minuti, ci porta sulla prima cima, Cima Quarenghi (1636 m.), è quello più ripido e faticoso ma è anche quello che ci permette di guadagnare subito quota e di immergerci in quello che ci circonda. Il panorama da entrambi i lati è qualcosa per cui varrebbe sempre la pena di fare fatica … a sinistra, il Lario, la pianura, le Grigne e tutto quello che il mio occhio miope può trovare … a destra, le orobie fino al disgrazia … davanti, le guglie e le cime che ci aspettano … dietro, tutto il resto del mondo e della quotidianità.
Le cime si susseguono: Cima Piazzo (1640 m.) … Cima I Solitari (1667 m.) … Pizzo Brumano (1756 m.) … Pizzo Daina (1864 m.) … Torre di Valnegra (1852 m.) … e, dopo circa 5 ore di cammino, Punta Cermenati (1875 m.) e il rifugio Azzoni. Da Morterone la gente sale a camionate.
Fino a questo punto, la traversata si è svolta prevalentemente su sentiero o con brevi tratti di semplice arrampicata su roccia bellissima e senza pestare neve se non nell’ultimo tratto prima del rifugio.
Dopo una breve sosta in prossimità della croce di vetta e al rifugio, giusto per mangiare qualcosa ed acquistare la cartina (5 euro spesi proprio bene) dei sentieri del resegone in scala 1:10.000, comincia la delicata discesa su traversi di neve ormai molle e desiderosa di lasciarsi andare.
Ad ogni traverso innevato ed esposto, cerchiamo il modo per aggirarlo … a volte è possibile, altre no … la stanchezza comincia a farsi sentire e talvolta, per maggior sicurezza, scegliamo di scendere i nevai faccia a monte.
I saliscendi tra le cime continuano a scorrere: Punta Stoppani (1849 m.) … Punta Manzoni (1801 m.) …il Dente (1810 m.) con la gente che esce dalla ferrata Gamma 2 … Cima Pozzi (1810 m.) … Pan di Zucchero (1759 m.) e solo dopo l’ultima, Pizzo Morterone (1758 m.) i traversi non sono più un problema e la neve torna ad essere un po’ più dura.
I bolli lungo tutto il sentiero non sono sempre evidenti, in ogni caso ci si arrangia tra le roccette e i pendii erbosi. L’arrivo al Passo Giuff (1500 m.) segna la fine delle difficoltà ma non della fatica, vista la quantità di strada da dover ancora percorrere.
Le nostre nozioni topografiche e di orientamento (secondo me si va di qua!) ci vengono in aiuto quando troviamo un segnavia caduto che ci confonde un po’ le idee… Il sentiero che dal passo Giuff porta alla Bocca d’Erna (1291 m.) è un lungo innevato traverso in costa che ci fa vedere i grossi danni provocati dalle valanghe di questo inverno sugli alberi della zona. Decine di alberi che, per l’azione della neve e dell’acqua, sono stati sradicati o distrutti.
La fontana della Bocca d’Erna giunge provvidenziale come i tappi per le orecchie in un rifugio e ci regala l’acqua e l’energia per arrivare alla Capanna Ghislandi del Passo del Foo (1290 m.). Quando arriviamo al passo sono circa le 18.15 … non c’è nessuno perchè la capanna è chiusa … solo noi e un camoscio che sta cenando.
In pochi minuti scendiamo alla Capanna Alpinisti Monzesi e ci infiliamo (erroneamente) nella spaccagambe Prà de Rat fino ad arrivare alla macchina, per inerzia e dopo 1916 metri di dislivello in salita e 12.45 ore di cammino circa (11 ore senza le pause).
Il resto non me lo ricordo più … mi sono ritrovato lunedì mattina in ufficio.
La galleria di immagini è presente nella pagina relativa.
Qui ho inserito i dettagli della traccia (e scaricarla in formato .gpx importabile nei gps); successivamente, sarà scaricabile dalla pagina di download.
In ogni caso, riporto il tracciato:
Traversata delle creste del resegone at EveryTrailMap created by EveryTrail:
GPS Geotagging Tags: alpinisti monzesi, creste, erve, nord, passo foo, passo giuff, piani d’erna, resegone, rifugio, rifugio azzoni, sud