Archive for luglio, 2009

lug 31 2009

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Luca

trekking alle 5 terre – sentiero n. 2

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Nella pagina dedicata è disponibile una galleria fotografica Più in basso di così è difficile fare trekking, e che bel trekking. I posti non c’è bisogno di presentarli poichè sono quelli strafamosi … in ordine di camminamento: Rio Maggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso, ovvero i tre comuni (Rio Maggiore, Vernazza e Monterosso) e le due frazioni che compongono il Parco Nazionale delle cinque terre. Il “sentiero azzurro” è, probabilmente, il sentiero costiero più frequentato d’italia. Undici km e mezzo di mare, ulivi, viti, limoni e sentiero… con un dislivello totale poco significativo, ma con una bellezza quotata ben di più. Il trekking  si svolge sul sentiero n. 2 da Rio Maggiore a Monterosso, la prima parte del quale (il km che separa Rio Maggiore a Manarola) è meglio conosciuta come il “sentiero dell’amore”. Il sentiero è a pagamento (5 euro)  e comincia ad essere segnalato fin dalla stazione ferroviaria di Rio Maggiore. Seguendo i bolli bianchi e rossi si arriva al botteghino e si comincia l’avventura di circa 5 ore, tanto è il tempo mediamente necessario (giretti nei paesi e focaccia inclusi) a compiere l’intero tragitto … la stanchezza non è un fattore preoccupante in quanto il rientro a casa può avvenire col treno (in 15 minuti) o con un bel giro in traghetto. A costruire il sentiero dell’amore sono stati, tra il 1920 e il 1930, gli operai che stavano lavorando al nuovo tracciato della ferrovia che collega Genova – La Spezia e Pisa … il nome romantico è arrivato successivamente. Questa parte del trekking è un comodo viottolo atrezzato con panchine e ringhiere, scavato nella scogliera, e che attraversa un tunnel farcito di graffiti e lucchetti lasciati dai visitatori. Gran parte del trekking si svolge su un balcone di arenaria che dà direttamente sul mare e il dislivello maggiore si ha nei tratti tra Corniglia e Vernazza e tra Vernazza e Monterosso … dal quale si vedono salire quantità di persone abbigliate nei modi più assurdi per un trekking …. perchè, per quanto semplice, di questo si parla. Il tratto da Manarola a Corniglia e sostanzialmente in piano e il punto più “faticoso” consiste nella scalinata che dà accesso al centro di Corniglia … provate le acciughe del ristorante “A cantina de Mananan” e mi ringrazierete… Dopo Corniglia si attraversa l’ombra di fantastici uliveti fino ad entrare nel paese, a parer mio, più bello tra i cinque: Vernazza. Tra Vernazza e Monterosso si copre il maggior dislivello sia in salita (circa 300 metri) che in discesa … e l’arrivo nell’ultimo comune del trekking si sposa con una bella sosta ad un bar della piazza per sorseggiare una limonata e godersi il fresco dell’ombra. A questo punto è possibile qualsiasi cosa … proseguire verso Levanto … prendere subito il treno o il traghetto … o svagarsi in spiaggia nel dolce far nulla … altrimenti che vacanza sarebbe?

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lug 30 2009

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Luca

i miei primi 100!

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In realtà avrei voluto festeggiare il primo anno di vita del blog ma mi sono dimenticato e così, invece dell’anniversario, celebro il post-versario, ovvero il traguardo dei primi 100 articoli. Sarà banale, ma ne è passata di acqua da quel febbraio 2008 e da quella ciaspolata notturna all’Alpe Devero. All’inizio, poichè non avevo le idee ben chiare su che impostazione dare, ho trattato il blog come un polpettone infilandoci articoli di fotografia, pezzi blues, pensieri personali e un po’ di montagna. Un rubinetto da aprire e da lasciar scorrere fino ad esaurimento. Questo perchè, come scrivo nella pagina info, il blog è nato come valvola di sfogo, come segnale di un cambiamento avvenuto …. quello che ho chiamato il mio “scambio ferroviario”. Nel corso dei mesi è cominciata l’epurazione spontanea … via le poesie (troppo personali!)… via la musica (troppo invasiva!) … via i libri (troppo lunghi!)… via la tecnica fotografica (troppo pallosa!) … solo montagna e suoi derivati. Così, senza quasi accorgermene, a distanza di un anno e mezzo, e di un po’ di vita trascorsa, è cambiato anche il bisogno che intendo soddisfare attraverso questo diario: non più comunicare, ma condividere e ricordare esperienze, sia con chi è stato con me che con chi mi sarebbe piaciuto ci fosse. Inoltre, il blog, pur avendo un numero di visite giornaliere solo a due cifre, vive ormai un’esistenza indipendente dal sito. Per questi motivi, e per festeggiare “i miei primi 100 articoli”, ho introdotto una piccola novità, che avevo in mente da un po’, e che consiste nel cambiare nome, banner e dotare il blog di un proprio dominio, ovvero: www.2dipicche.net, gioco di parole per raccontare le vette raggiunte e quelle che mi hanno rifiutato. In questi primi cento articoli c’è rinchiusa molta della mia vita recente sia in termini temporali che emozionali … sono raccontate sensazioni e ricordi che, grazie al vissuto, alle immagini e al testo, rimarranno per sempre vivi e attuali. Tra altri cento articoli (se mi ricorderò) mi rifermerò a pensare e a tirare il totale parziale … intanto continuiamo a macinare chilometri, a far tintinnare moschettoni e ad affilare i ramponi perchè c’è un casino di strada da fare. Grazie a chi mi segue su queste pagine e a chi ha la pazienza, malgrado tutta la mia assenza, di starmi vicino.

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lug 30 2009

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Luca

Grigne – Traversata alta (e bassa)

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grignone

Per vedere la traccia, andate qui. Per vedere il video e la gallery, potete visitare le pagine dedicate. Il caso vuole che le protagoniste del centesimo articolo del blog siano proprio le montagne a cui sono più affezionato, quelle Grigne che richiamano il mio sguardo ogni mattina e che fungono da rifugio quando il tempo è troppo poco per pensare di andare a visitare altri posti. A chi le conoscesse bene, ma non avesse effettuato il trekking oggetto di questo racconto, comunico che percorrere la traversata alta in andata e la traversata bassa al ritorno è un ottimo modo per portarsi a casa il ricordo di scorci diversi dai soliti e molto poco battuti. L’idea è quella di risalire la Grigna Meridionale dalla cresta Sinigaglia, seguire il percorso della traversata alta fino alla vetta della Grigna Settentrionale e tornare ai Piani dei Resinelli passando per il rifugio Antonietta al Pialeral e per tutto il sentiero che da lì ne deriva….. Vediamo il dettaglio di questa entusiasmante cavalcata, valorizzata anche dal fatto che il temporale di venerdì sera ci ha lasciato in dote un sabato mattina da urlo con aria fresca e panorami infiniti. Concomitanze e impegni fanno sì che gli unici due partecipanti siano Elena ed il sottoscritto … L’avventura comincia a mettersi in moto alle 6,40 dai Piani dei Resinelli, ovvero dopo aver aspettato l’apertura del bar (che avviene alle 6,30) e aver fagocitato caffè e brioche. La salita dalla cresta Sinigaglia non è sicuramente il modo più veloce per arrivare in vetta, ma è certamente più divertente della noiosa (almeno per me) cresta Cermenati. Oltre che sulla pianura e sul lago, la salita offre un’ottima visuale sul Torrione Fiorelli e sul Torrione della Grotta che fungono da antipasto alla panoramica completa sul sigaro Dones e sui tre Magnaghi. La cresta resta un sentiero con qualche facile roccetta fino al “saltino del gatto”, punto dal quale cominciamo la parte attrezzata. Un cavo e dei pioli ci facilitano il traversino e l’ingresso nell’intaglio che separa i Magnaghi dal corpo della Grignetta. Da qui, in breve, raggiungiamo la Bocchetta dei Venti e risaliamo fino ad un tratto roccioso che oltrepassiamo in semplice arrampicata e utilizzando le catene in loco. Al termine della salita, ridiscendiamo un breve canalino sempre attrezzato da catene raggiungendo la bocchetta Federazione (alla quale torneremo poi per scendere nel canale Federazione) presso la quale affrontiamo le compatte paretine, anch’esse attrezzate con catene, fino alla vetta. Guardando verso il Grignone, si vede quasi tutta la strada da fare e, soprattutto, tutta la quota da perdere prima di ricominciare a risalire!!! (a fine giornata, come si può vedere dalla traccia, il dislivello risulterà essere di 2061 metri in salita e 2047 metri in discesa). Dopo un veloce sguardo al panorama e una rapida bevuta, ritorniamo sui nostri passi fino alla bocchetta Federazione e scendiamo l’omonimo canale attrezzato che ci deposita presso la bocchetta di Giardino. Da qui, lungo il sentiero in ghiaia e poi attraverso la conca di Campione, arriviamo alla selletta del Buco di Grigna, punto più basso della traversata (questo non solo vuol dire che, dalla vetta della grignetta, 2177 metri, abbiamo perso 374 preziosi metri di dislivello ma che mancano poco più di 600 metri per arrivare in vetta al Grignone). Da questo momento saliamo praticamente sempre, inizialmente su un terreno un po’ friabile con l’aiuto di catene, successivamente sulla cresta erbosa dello Scudo Tremare ed arriviamo ad una fascia rocciosa maggiormente verticale ma anch’essa servita da catene. L’ultimo tratto “catenato” è quello che, su una rampa obliqua, ci permette di scavalcare la cresta e ad aggirare, praticamente in orizzontale, lo Zucco dei Chignoli. Da qui, finalmente, vediamo la parte rimanente del sentiero, la percorriamo fino alla bocchetta della Bassa (con bivacco Merlini annesso) e, dopo un po’ di rampe e tornanti, arriviamo al rifugio Brioschi in vetta alla Grigna Settentrionale … alle 13,10. Meritata pausa torta ma non si può indugiare troppo perchè è ancora lunga… Ritorniamo al bivacco Merlini e seguiamo il sentiero che sale dal Pialeral fino al punto in cui, si devia a destra su una traccia non segnalata. La discesa lungo la Foppa del Ger avviene nel bel prato e termina nel luogo in cui sorgeva il rifugio Tedeschi. Da qui al rifugio Antonietta al Pialeral, il passo è breve. Oltrepassato il rifugio, incontriamo l’indicazione per il Pian dei Resinelli e ci inoltriamo nel bosco. Non si può non notare il disastro compiuto dalla enorme valanga di questo inverno … una strage di alberi che lascia tristi e sbigottiti (il video della valanga: http://www.montagna.tv/?q=node/9749). Il sentiero, sempre segnalato, scorre veloce nel bosco e ci conduce dapprima ad un torrente da guadare e, successivamente, ad una magnifica radice. Siamo nel versante che meno conosco della Grignetta, tanto che non riesco a dare un nome ad alcun torrione. Il percorso prosegue molto semplice e, dopo una breve salita e un tratto boscoso, ci porta su pendii più aperti. Attraversiamo il largo canale detritico del Gerone e, proseguendo nel bosco, raggiungiamo l’alpe di Mus’cera e una larga carrareccia. Qui veniamo assaliti (natualmente sto romanzando) da un gregge di capre assatanate. Arrivati ad una sbarra, con un lungo tratto quasi in piano transitiamo per ì’Alpe Cassino e i Prati della Fontana e raggiungiamo il rifugio Soldanella (ex SEM). Da qui solo asfalto fino alla macchina dopo 11 ore e 40 minuti ….. ora tre giorni alle 5 terre! Alla prossima

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lug 19 2009

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Zucco Pesciola – Via Gasparotto

Filed under Roccia

panorama_zuccopesciola2

Galleria immagini (grazie a Mau): nella pagina dedicata E’ stata una bella via. Sette tiri mai banali e poco chiodati (alcuni passaggi più ostici del previsto, difficoltà massima IV+) e tanto freddo soprattutto all’inizio. Dal rifugio Lecco, inoltrarsi nel vallone dei camosci mantenendo la sinistra e, al bivio delle due strade sterrate, traversarlo verso destra prendendo la sterrata che scende, cercando di individuare i due grossi massi che, sotto a parete, segnano l’attacco della via. Una volta raggiunti i massi (li vedete nella foto qui sopra),  Faccia alla parete, ci si sposta verso quello di sinistra e si va a ridosso della parete fino ad incontrare la scritta sbiadita “via comune”. Questo attacco è comune, per i primi tre tiri,  alla via Diedro Bramani e alla via Gasparotto. E’ una parete orientata a nord e, in questi giorni, molto fredda a causa delle perturbazioni passate. Per scaldarsi sono necessari almeno due tiri continuativi …. alla partenza eravamo almeno la quinta cordata in lista e il freddo l’abbiamo preso tutto. Meritano di essere segnalati alcuni passaggi: l’attacco del secondo tiro (una placchetta un pelo strapiombante da fare con decisione …. quella che non ho avuto io), l’umido camino del quinto tiro che si percorre in opposizione utilizzando la schiena contro un pilastro staccato (io ho avuto molta difficoltà perchè non ci stavo con lo zaino) e il bellissimo (il più bello della via) ultimo tiro …. uno spigolo che ha tutto: appigli, appoggi, affilato e sempre più stretto… gratificante al massimo anche perchè conduce alla madonnina di vetta. Attenzione al terzo tiro: in corrispondenza del primo fittone, seguire le tracce di sentiero sulla sinistra e risalire una paretina che porta al pianoro d’erba. La discesa avviene sul ripido sentiero di sfasciumi che, da dietro alla madonnina, scende prima alla Bocchetta di Pesciola e poi, girando a sinistra, conduce in breve alla base della parete. Bella via … bella domenica alla prossima

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lug 13 2009

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Traversata Presolana Occidentale – Presolana Centrale … quasi

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Salendo la Presolana Occidentale

Salendo la Presolana Occidentale

Guarda il video nella pagina dedicata In realtà avremmo voluto compiere l’intera traversata delle creste ma, causa nebbia e scarsa conoscenza dell’itinerario da seguire, ci siamo fermati tra la Presolana del Prato e la Centrale in prossimità dell’ometto nel canale … non eravamo sicuri che si proseguisse di lì e siamo rientrati. Peccato per il mancato rendezvous con Mau che, salendo dal Visolo, ci stava aspettando proprio sulla vetta della Presolana Centrale. In ogni caso, bel giro e bella faticaccia … ormai sembra che non si riesca a fare gitarelle che durino meno di 12 ore più l’immensa coda di rientro … il prossimo fine settimana mi riposo, ho deciso … almeno credo. Lasciata la macchina al Passo della Presolana ci inoltriamo nel bosco verso la Malga Cassinelli e, da lì, lungo il noiso ghiaione che passa alla destra del bivacco Clusone, perveniamo dapprima alla cappella Savina e, quindi, alla Grotta dei Pagani. Piccola sosta di rifocillazione e via verso la vetta della Presolana Occidentale. La salita (alla destra della grotta) inizia subito con una piacevole e semplice arrampicata che, alternata a piccole cenge detritiche, ci recapita alla piccola difficoltà costituita dal tratto di catena che aiuta a vincere una placchetta. Intanto la nebbia comincia a alternarsi a sprazzi di sole … L’arrampicata continua ad essere divertente e ci porta in prossimità della cresta prima della croce di vetta. Passata la vetta, a pochi metri dalla croce, è allestita la calata in doppia da circa 25 metri. Seguendo gli ometti e i segni dei ramponi sulla roccia riguadagnamo la cresta e attraverso i prati, in breve, giungiamo in vetta alla Presolana del Prato. Procedendo verso la Centrale, la nebbia comincia a farsi più fitta… tanto che, giunti all’intaglio, non si riesce più a capire in che direzione andare (nessuno di noi l’aveva fatta prima e l’ometto in mezzo al canale ci lasciava dei dubbi … in realtà la via prosegue proprio scendendo nel canale e aggirando il torrione davanti a noi con un traversino un po’ esposto). Visto che siamo in tanti e che il tempo passa, i “boss” decidono giustamente di rientrare. Il percorso a ritroso è una faticaccia sia per il fatto che la stanchezza comincia ad affiorare, sia per la pur piccola delusione di non aver completato questo bel giro. Il ghiaione l’avrei asfaltato! Rientrati alla Cassinelli, la tortura per le ginocchia finisce ed è solo sentiero verso la macchina. Poi, sosta pizza a Clusone nel vano tentativo di evitare una mega coda … Alla prossima

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lug 06 2009

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Ortles (3905 metri) – Via normale

Filed under Ghiaccio e misto

rifugio Payer e Ortles

rifugio Payer e Ortles

La traccia è qui per foto e video: qui Esattamente due anni fa, armato solo di zainetto e bastoncini, feci un’escursione fino al rifugio Payer e rimasi attratto dal tintinnio dei moschettoni, dalle corde buttate sui tavoli, dai ramponi messi ad asciugare e, soprattutto, dalla vista di così tante facce stanche ma felici. Mi ricordo che, scambiando quattro parole con una persona appena rientrata in rifugio, questa mi disse di essersi trasferita al nord da Roma per essere più vicina alle montagne. Dal basso della mia poca esperienza, per di più solamente escursionistica, pensavo che per me, certe cose, sarebbero state irraggiungibili e che quel tipo di gioia avrei potuto solo vederla e mai condividerla … quella gioia permeava l’aria intorno e dentro al rifugio e la voglia di capirla è stata la scintilla che ha fatto nascere la necessità di vivere la montagna anche in modo diverso … da lì comincia la mia “vita” di alpinista della domenica (spesso anche del sabato!). A due anni di distanza, ieri, a quei tavoli c’ero io con i miei amici, con il tintinnio e con le corde … con il racconto di quel “delicato passaggio” o dell’eroico attraversamento del “ponte sul crepaccio” (gli alpinisti hanno la tendenza a romanzare). Anch’io ho condiviso quella gioia. Dopo avervi commossi con questo amarcord, torniamo ai giorni nostri e al racconto della nostra salita all’Ortles. Se il buongiorno si vede dal mattino, il nostro weekend sarebbe dovuto essere un disastro. Partiti da Capriate alle 10,30 riusciamo a parcheggiare a Solda alle 17,18, ovvero sette ore dopo aver posato le chiappe sui sedili, e tre minuti dopo la chiusura della seggiovia dell’Orso che ci avrebbe permesso di guadagnare un’ora di cammino … Il viaggio, più che un’odissea, è stata l’espiazione di una qualche colpa a noi addebitata. La coda sull’A4 … la scelta di abbandonare i 22 km di coda per puntare su edolo, fare l’Aprica e attraversare lo stelvio … i tre minuti di ritardo sulla chiusura della seggiovia … se non sono segnali di un mattino pessimo, cosa sono? Parcheggiata l’auto dietro la chiesetta di Santa Gertrude (1850 metri), ci incamminiamo sul sentiero n. 4 verso le tre ore e i 1100 metri che ci separano dal Payer. Probabilmente, chi di dovere, si è ricordato di qualche altra nostra colpa così, quasi subito, comincia a diluviare… La prima parte del sentiero si sviluppa in un bosco stupendamente farcito di pini cembri e rododendri e solo dalla morena della Vedretta di Marlet diventa una traccia su poveri resti “pietrificati” di un vecchio ghiacciaio. L’acqua e il vento ci fanno compagnia fino dopo il rifugio Tabaretta (2556 metri) e solo la vista della nord dell’Ortles (e delle numerose targhe alla memoria di chi non è tornato a casa) riesce a farci provare brividi maggiori. Dal Tabaretta è sufficiente alzare gli occhi per vedere il Payer. Una via alternativa al sentiero è costituita dalla nuova e impegnativa ferrata tabaretta (due ore) che si sviluppa lungo i 600 metri di parete prospicenti il rifugio e arriva a pochi metri dal Payer. Passato il rifugio Tabaretta, il sentiero compie una lunga diagonale lungo il pendio della Punta Tabaretta fino alla Forcella dell’Orso ove si può ammirare la bellezza della “location” del Payer e, alle sue spalle, il ghiacciaio dell’Ortles. Da qui cambiamo versante e giungiamo, attraverso un facile tratto attrezzato con cavo, al Passo Tabaretta (2883 metri) … poche comode decine di metri in salita e arriviamo al rifugio. Sono le 21. Mangiamo e subito a letto con pasta e carne sullo stomaco … pensiate che sia riuscito a dormire? Per fortuna le 3.45 sono arrivate in fretta ed è ripresa l’attività. Veloce colazione e si parte. Come tutti quelli interessati sanno, il percorso si divide in due tratti ben distinti: il primo su roccia e creste, il secondo su ghiacciaio; il filo conduttore è il fatto che il tutto si svolge in un ambiente severo e imponente. Dal rifugio aggiriamo punta Tabaretta, scavalcandola ad un intaglio, iniziando la serie di roccette, in salita e in discesa, che hanno il loro culmine nella parete Wandln attrezzata con catene e che conduce ad un tratto in cresta esposto e “placcoso” ma fornito di fittoni da utilizzarsi per assicurazione (soprattutto al ritorno quando si è stanchi). Il breve tratto in piano e la piazzola chiudono il percorso di roccia. A questo punto ci attrezziamo per il ghiaccio con picca, corda e ramponi. Da qui, traversiamo verso destra un pendio nevoso e arriviamo al ghiacciaio nella “buca dell’orso” . Qui c’è da correre, soprattutto al ritorno …. il ripido ghiacciaio è sovrastato da seracchi che hanno solo voglia di venire giù. Togliersi velocemente da quel posto è molto più che un dovere. L’ultimo tratto vira a sinistra e ci porta sotto il dosso Tschierfegg, dove sorge il bivacco Lombardi (3316 metri). Il tempo passa e la neve smolla… non possiamo fermarci troppo tempo. Piccola sosta per ammirare la via di salita, la vetta e si riparte. Il primo tratto del ghiacciaio è quello più ripido (fino a 45°) e più pericoloso in quanto la traccia, da un certo punto in poi, corre parallela alla larga crepaccia terminale… che va attraversata su un ponte di neve lungo e che non ispira molta sicurezza. Passato questo ostacolo, il pendio si addolcisce anche se la vetta sembra non arrivare mai … finalmente aggiriamo l’ultima cresta tondeggiante e arriviamo sull’altipiano superiore dell’Ortles. La croce di vetta è davanti a noi … ancora poche decine di metri di dolce cresta ed arriviamo ad abbracciarla. Affacciarsi sulla nord fa impressione … E’ tardi e c’è solo il tempo delle foto di rito. Torniamo esattamente sui nostri passi … prestando molta attenzione sul ponte di neve un po’ più molle … correndo letteralmente giù per il ghiacciaio sovrastato dai seracchi (durante la salita si sono sentiti alcuni crolli) … disarrampicando lungo le rocce … allestendo una calata presso i fittoni …. scivolando giù per le catene assicurati con una longe …. allestendo una corda fissa nell’ultimo tratto di cresta (grazie Fra!) … percorrendo a ritroso la traccia che ci riporta, dopo 12 ore, al rifugio e ad un nuovo cassetto di ricordi. Sistemiamo le nostre cose, beviamo a più non posso e salutiamo la gentilissima signora del rifugio. Ci incamminiamo e comincia a diluviare come il giorno prima …. un bel “chissenefrega” ci sale da dentro … passiamo il rifugio Tabaretta … ci inoltriamo nel bosco e, intorno alle 19,15, arriviamo alla macchina bagnati come biscotti scappati dal tè … giusto in tempo per cambiarsi d’abito in compagnia di un timido raggio di sole e rilassarsi all’ombra della soddisfazione. Tutto il resto è il viaggio di ritorno sotto forti temporali e la doccia all’una di notte. alla prossima

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lug 03 2009

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che spettacolo!!!

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… direi che non servono parole…

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