Archive for maggio, 2010

mag 30 2010

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Luca

Spigolo verde – Serra di Biel (Valle di Champorcher)

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Per essere stata una gita di ripiego, è stata una gran bella uscita. Verificata la chiusura dello Chabod (il gestore ci ha detto che, comunque, la nord del Gran Paradiso non è al massimo delle condizioni), scartata la nord del Ciarforon per il fatto che la quantità di neve potrebbe rendere difficile il reperimento degli anelli di calata per le doppie, abbiamo optato per una via di roccia …. già, ma quale? E qui che entra in gioco il vate, colui il quale mi fa da consulente ogni qualvolta non sappia dove sbattere le capoccia …. il mitico Fra! Da una telefonata ci consiglia di fare lo Spigolo verde … e così sia.

Lo Spigolo verde è una via di sei tiri (max. 4c), presso il settore destro delle Placche di Oriana. A posteriori, in realtà, la gradazione ritrovata nelle relazioni, almeno per taluni tiri, ci è sembrata un pochino stretta. Partiti da Pessano con Bornago alle 6 e percorsa una A4 quasi umana da chi è abituato, come me, a svernarci tutti i santi giorni, decidiamo di riempirci lo stomaco col menù mattina in un piccolo dopo Novara (anche se di questa notizia non frega a nessuno, tenevo a condividerla con voi).

Superata la familiare uscita di Pont Saint Martin, usciamo dall’autostrada a Verres e, seguendo la direzione Torino, torniamo sui nostri passi fino a Hone, ove si gira a destra verso la valle di Champorcher. Qui comincia la salita che ci conduce fino al forzato parcheggio della frazione Courtil (da qui in poi la strada è consentita solo al personale autorizzato).

Lasciata la macchina, si continua a salire a piedi per la strada asfaltata che porta dapprima a Plan Flo e, quindi, alle Placche di Oriana. Prima di giungere a Plan Flo, all’uscita di un tornante verso sinistra (si riconosce per il largo sentiero che parte proprio dal tornante) si notano sul muretto di destra le targhe indicanti la breve salita che, in due minuti, porta all’attacco della via.

L’impatto con l’attacco della via non è stato dei migliori … il terreno è molto bagnato e il primo tiro, almeno nella sua prima parte, è scivoloso… i dubbi salgono come bile dallo stomaco… sarà tutta così? A guardare col naso in su, fuori dal bosco, la situazione sembra migliore…. proviamoci e vediamo cosa succede.

Mau parte e, pur di non bagnare più del necessario le scarpette, se le mette già lungo la via …. non potevo non immortalare la scena… La prima parte è difficoltosa anche per Mau, tanto che, io e Nello, decidiamo di assicurarci e di salire sul terrapieno accanto per evitare la prima parte del tiro, rientrando in via qualche metro più in su, dove il bosco si allarga e la roccia sembra più asciutta.

Mau arriva in sosta e, prima che qualcuno di noi si muova, riesce a darci la notizia più temuta … “ragazzi, sta cominciando a piovere” …. per fortuna lo sconforto è veloce quanto la durata della pioggia e tutto rientra nei ranghi.

La via, come si può dedurre dal nome, si svolge tutta lungo lo spigolo (a volte di qua, altre di là). E’ molto aerea e piacevole con tratti che, ripeto, fanno pensare che i gradi attribuiti siano appena un po’ stretti.

La nebbia l'ha fatta un po' da padrona

A parer mio, che non so arrampicare, la via è omogenea e divertente… con punti in cui è necessario prestare attenzione e sfruttare gli appigli e gli appoggi che la roccia ci offre. Non me ne intendo molto, ma la roccia sembra diversa da quella di Bard …. ma lascio giudicare agli esperti.

Purtroppo, siamo stati risparmiati dalla pioggia ma non dalla nebbia così sia la voglia di fotografare che i panorami intorno sono rimasti latenti… giusto qualche immagine per documentare.

L'ultimo tratto prima della penultima sosta .... prima si percorre a sx, poi si scavalca per raggiungere la sosta.

L'ultimo tratto prima della penultima sosta .... prima si sta a sx, poi si scavalca per raggiungere la sosta ... qualche pazzo, sbagliando, la fa in piedi (io)

I punti più delicati, secondo me, sono costituiti da una lama che suona pericolosamente vuota (non ricordo in che tiro) … dalla partenza del quarto tiro … e dal traverso prima dell’ultima sosta. Tutto il resto è piacere puro.

il traverso che porta all'ultima sosta

L’arrivo in vetta, oltre alla rituale foto, è stato salutato dalla comparsa di una famiglia di gipeti (almeno così mi sembravano per la coda e le dimensioni) che, sfruttando le termiche, è stata con noi per qualche minuto… poi, loro sempre più in alto e noi giù lungo il breve sentiero che ci ha riportati al tornante famoso…

Altra bella uscita e altra splendida domenica …. opsss sabato.

Alla prossima

 

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mag 18 2010

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Pà Raumer e i suoi pargoli

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L'uscita al termine della via

Abbiamo aspettato questa giornata di sole come un bambino aspetta natale… a letto ma con un occhio aperto e l’altro pure. Era troppa la voglia di sentire il dolce cinguettio di moschettoni e rinvii… il sibilo dei cordini nella sosta… il sussurro delle scarpette sulla roccia…. insomma, questo è il periodo in cui chi ama la montagna come noi entra in calore e deve in qualche modo soddisfare la voglia primitiva di salire… salire… ora sulla roccia e tra poco (almeno si spera) su qualche parete esposta a nord.

Il corpo sul quale abbiamo scelto di spalmarci è quello delle placche di Albard, che già ci vide ansimanti e gratificati durante il glorioso trentesimo corso di Alpinismo della Scuola Valle dell’Adda (messaggio pubblicitario). Tra la moltitudine di possibilità, la nostra attenzione è tornata a volgersi verso una via da me già percorsa: Pà Raumer e i suoi Pargoli.

Il primo tiro

La via si trova nel settore più alto (si vede anche dal piccolo parcheggio) e si distingue per essere divisa in due tronconi: i primi tre tiri… breve trasferimento nel bosco… altri cinque tiri, migliori dei precedenti. L’Arrampicata si svolge su placche di splendido gneiss lavorate dalla natura e con difficoltà che vanno dal 3a al 5b (per la relazione: http://scuolaguidodellatorre.interfree.it/relazioni/roccia/MonteCoudrey-viaPaRaumer.html)

Anche se demando al sito citato il racconto della via, vorrei solo porre l’accento su alcune punti:

1) la chiodatura è a tratti un po’ lunga ma ottima;

2) non siamo riusciti ad unire il secondo e il terzo tiro pur avendo corde da 60 metri;

3) Il cavetto al termine del terzo tiro è sulla destra (faccia a monte) ed è un po’ basso e può rimanere nascosto tra foglie e rami;

4) io non so se qualcuno abbia messo l’albero vicino alla roccia o viceversa … fatto sta che la partenza del quarto tiro è troppo divertente!!!

5) le fessure del quarto e del quinto tiro sono, per me, belle toste …. bravo a Mau che le ha salite da primo (come anche tutti gli altri tiri)

6) arrivati al termine della via, invece che calarsi dall’ultima sosta e preferibile spostarsi a destra e calarsi dritti come fusi dalla sosta della via vicina “Cpt. Walker” (si trova, nascosta alla vista, a destra faccia a monte, anche se il monte è tutto sotto … vicino ad un alberello… attenzione!!! FARSI FARE SICURA DALLA SOSTA DI PA’ RAUMER perchè c’è qualche passo delicato). Con due calate si è alla base della parete.

7) dalla base della parete, faccia a monte, seguire il sentiero verso destra …. ma non seguite noi, ci siamo persi tra cinghiali e bosco.

alla prossima

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mag 09 2010

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Baiarda … vista solo dal basso

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La Baiarda

 

Dopo una settimana passata a ingozzarmi con le previsioni dei principali siti meteo sul web, la decisione di dirigersi in liguria sembrava tra quelle più sensate. Come volevasi dimostrare, così non è stato … siamo rimasti a bocca asciutta (unica cosa non bagnata del nostro sabato ligure).

Vista l’alzata mattiniera e il viaggio fino a Voltri, abbiamo comunque deciso di recarci fino all’attacco della via in modo da mantenerne il ricordo della collocazione per quando ci sarà il sole.

Per com’è andata, tralascio il viaggio in autostrada e il menù colazione, e vi riporto solo le informazioni necessarie e sufficienti per recarvi in loco e godere delle bellezze di quell’ambiente (nella pagina delle gallery fotografiche ne ho predisposta una con immagini non belle ma utili).

Usciti dal casello di Voltri, in prossimità dell’incrocio con Via Prà si gira a destra e, seguendo le indicazioni per Acquasanta, si giunge alla stazione ferroviaria del paesino genovese (FS Genova Acqui). Qui si lascia la macchina, si entra nella stazione e ci si incammina verso sinistra, lungo il marciapiede pedonale, costeggiando i binari. Continuando a camminare oltre il limite del marciapiede, si giunge al punto in cui, sul lato opposto e in prossimità di un pilastro della luce, parte il sentiero che ci condurrà alla meta. Il sentiero è contraddistinto da un segnavia “punto e linea” rossi…. intanto comincia a piovere

Dopo i primi metri, il sentiero si congiunge con una stradina. Proseguendo il cammino, si lasciano alcune case sulla destra, si salutano cani di varia taglia ma tutti abbaianti e si segue il sentiero fino al paletto segnavia che indica la deviazione per Punta Martin. Tenendo il sentiero di destra (indicazioni Fontanin), si segue la traccia fino al segnavia successivo e, da qui, fino al Masso del Ferrante e al torrente… intanto smette di piovere

Attraversare il torrente Baiardetta (si guada due volte) è stato divertente ma non banale, vista la quantità d’acqua in corsa e i pochi punti guadabili …. intanto ricomincia a piovere….

Seguendo gli ometti del sentiero, divenuto un po’ più ripido, si giunge dapprima in prossimità della placca d’Ubaldo e dopo poche decine di metri, proseguendo a sinistra, ai due fittoni che segnano la sosta.

Qui, purtroppo, si ferma la cronaca.

Con pioggia ad intermittenza, documentiamo il luogo e ritorniamo sui nostri passi in attesa che prima o poi il sole ci permetta di tornare e attrezzare questa sosta.

Alla prossima

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