Archive for giugno, 2010

giu 14 2010

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Luca

Spigolo dei Bergamaschi – Zucco Pesciola

Filed under Roccia

 

Il sottoscritto fa finta di sorridere.....

Io e Nello, unici superstiti liberi, in un sabato ebbro di impegni per tutti, decidiamo di andare ai Piani di Bobbio per salire lo Spigolo dei Bergamaschi (almeno così riporta la dicitura all’attacco) e la limitrofa Bramani-Fasana, entrambe sul versante nord dello Zucco Pesciola.
Dalla scarna presenza di auto alla partenza della cabinovia e dalla moltitudine di vuoto che ci ha accolti ai Piani, ci rendiamo conto di essere stati tra i pochi ad avere avuto questa bella idea e ne siamo felici.

Il meteo sembra non decidersi se tenere o scaricare… per adesso sta lì e ci lascia tranquilli nel cammino tra il Rifugio Lecco e l’attacco delle vie.

In pochi minuti arriviamo in loco e notiamo la presenza di altre cordate già pronte a salire. Per scrupolo chiedo se sia l’attacco della bergamaschi e, contro ogni previsione, ricevo sia la risposta negativa (stavano salendo la Bramani-Fasana) che la spiegazione di dove sia l’attacco della nostra meta… a tre metri, girato l’angolo…. tra la neve accumulata e la parete notiamo uno spazio di 60 cm e il resinato della sosta…. ok, ci siamo.

 

spazio tra l'attacco della via e la neve ..... circa 60 cm...

Vista la mia scarsa propensione ad andare da primo (neanche nel trenino di capodanno ho mai fatto il locomotore) lascio che sia Nello a condurre le danze e ad approcciare l’umidità della roccia.

I primi metri sono freddi e umidi al punto giusto così, già dopo poco, non sentiamo più le mani…. cominciamo bene, penso. Per fortuna la sensazione dura poco e le dita si scaldano…

Non mi dilungo sulle caratteristiche della via, se non un breve accenno sul terzo tiro…. quello del primo camino. E’ un camino nel quale bisogna entrare e, dopo pochi metri, uscire salendo in opposizione …. non banale. Se si cerca bene, c’è tutto … o quasi.

Usciti dalla via, al termine del quarto tiro, il primo tuono e alcune gocce ci hanno stimolato a cambiare programmi …. non più discesa e seconda via, ma salita sugli ultimi due tiri della Cresta Ongania e discesa per sentiero lato Piani di Artavaggio…. il secondo tuono ha funto da viagra per una rapida predisposizione della prima doppia e discesa a valle, verso la torta di mele (fantastica!) del Rifugio Lecco…

La via di salita

Purtroppo, per evitare il rischio di impigliare le corde, abbiamo dovuto calarci con quattro doppie …. con rilevante perdita di tempo, soprattutto per il fatto che la funivia non avrebbe aspettato i nostri due eroi…

Nello in doppia


In ogni caso, come dice il saggio, tutto è bene ciò che finisce bene e l’ultimo chiuda la porta….su questa ennesima bella scampagnata.

Alla prossima

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giu 06 2010

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Luca

Corno dei Tre Signori – Canale Nord Ovest

Filed under Ghiaccio e misto

 

Il Rifugio Berni e Il Corno

Nella pagina relativa alle gallerie fotografiche c’è qualche scatto e qui c’è la traccia gps….

Salendo i tornanti che portano al passo Gavia, mi sono chiesto come abbiano fatto i pazzi del Giro d’Italia a fare quella stessa strada ma in discesa e su due ruote strette come pizze … mi sono immaginato il freddo tra le pareti di neve, la difficoltà a gestire velocità e controllo, il sibilo delle gomme sull’asfalto… il contorno di gente e bandiere… deve essere stata una grande emozione.

Questo pippone solo per introdurre la destinazione della nostra gitarella dello scorso weekend: Passo Gavia, più precisamente il Corno dei tre Signori – canale nord ovest. Le radici del perchè sia stata scelta questa salita, risalgono a circa un anno fa quando, armati di sturm und drang e guidati dal nostro capitano Roberto, ci recammo nel medesimo sito per salire il medesimo canale …. peccato che nessuno avvisò la neve del fatto che ci sarebbe dovuta essere. Alla vista di ciò che restava delle nostre illusioni, le mandibole (ma non solo) di tutti, ma soprattutto quelle del capitano (che già si immaginava una presa per il culo lunga un anno) toccarono istantaneamente terra e li rimasero, bene in vista, dato che non c’era neve in cui potessero sprofondare.

Per risollevarsi da tale onta, e per togliersi dalle balle noi e i nostri sfottò, Roberto ha deciso di ritentarci quest’anno…. gli è andata bene: canale salito e presa per il culo terminata (adesso ci toccherà inventarci qualcosa d’altro).

L’impatto visivo con il canale, giunti in prossimità del rifugio Berni, mi ha fatto salire un puzzle di sensazioni fatte con gli stessi ingredienti che si sono mischiati davanti alla nord del Pasquale: un pelo di cagotto, due grammi di reverenza e cento chili di voglia di averlo tutto sotto i piedi ….   Queste sensazioni, che si verificano soprattutto quando dal rifugio si possono vedere buona parte della salita e la vetta, sono perdurate fino a che il sole è andato a riposarsi e la prospettiva di una cotoletta ha distratto buona parte del cervello. In effetti, ripensandoci, è veramente così …..  la salita del Pasquale, quella del Castore, il Gran Zebrù (da fare), l’Ortles questa e, immagino, quella della nord del Gran Paradiso (per ora vista solo di passaggio ma prima o poi…) mi provocano sensazioni diverse da quelle vissute nell’attesa di altre salite, indipendentemente dall’impegno, ma delle quali non vedo nulla se non le cartoline in rifugio.

Dopo esserci dedicati l’ottima e abbondante cena in rifugio, e dopo aver fatto quattro passi nella vana speranza che ciò potesse essere un efficace rito propiziatorio per trascorrere una notte quasi serena, ci siamo coricati vicino al nostro imbrago carico carico di…. speranza di rigelo notturno.   Siccome i sogni son desideri e chi vive sperando muore c… do, al mattino i bagni erano tutti occupati visto che nessun rigelo notturno era stato a farci visita.

Fatta la colazione, e preparato tutto quanto, abbiamo “imbracciato” ai piedi le ciaspole e, sprofondin sprofondino, intorno alle 5, ci siamo incamminati lungo il pendio che da lì a un’ora e quindici ci avrebbe portato all’attacco del canale.

Giunti in loco, abbiamo avuto l’ennesima conferma del fatto che, da lontano, le montagne sembrano sempre più ripide …. In realtà, questo canale è gradato D- con pendenza massima intorno ai 60° (nella parte finale, quella più delicata) … il III° grado di roccia per arrivare in vetta non l’abbiamo verificato poichè, usciti dal canale alle 9, il sole stava già sciogliendo tutto e una discesa in ora tarda avrebbe complicato non poco le cose sia per la qualità della neve che per le scariche di sassi (che, comunque, ci sono state lo stesso e Roberto ne sa qualcosa… ma è andata bene.).

La salita nel canale è divertente e scorre bene. Solo l’uscita ha costretto il boss a piantare un chiodo e piazzare un friend (grazie a Fra) per fare un tiro e uscire in sicurezza dalle rocce e dal vetrato. Evitata la vetta, e dopo un breve tratto di roccette messe lì per incastrare le corde, abbiamo cominciato subito le calate per velocizzare la discesa. Con quattro calate in totale (più che calate, si è trattato di accompagnamenti veloci a valle) e un breve traversino ci siamo trovati al riparo da possibili scariche.   A quel punto, dopo un altro tratto percorso disarrampicando faccia a monte sulla neve, ci siamo ritrovati a camminare per giungere alla strada e, da lì, al rifugio.

… ma rimaneva un problemino…. e le ciaspole lasciate all’attacco????

L’idea iniziale di tornare tutti lì a prenderle è stata bocciata da Roberto… troppi rischi e troppo tempo da perdere. Lui e Fra si sono sacrificati e, passando un traversino poco invitante, con una risalita ed un’altra calata, hanno recuperato tutto. Bravi e grazie.

Chi volesse percorrere il canale, si trova tutto tracciato e scalinato (trova anche un chiodo)…. occhio alla discesa, a parer mio più rischiosa della salita.

alla prossima

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giu 02 2010

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Luca

Robynid – Placche di Oriana

Filed under Roccia

Una visione insolita, almeno per me, del Forte di Bard

Nella pagina relativa alle gallerie fotografiche c’è qualche immagine.

Questa via è una delle più recenti (maggio 2009) tra quelle presenti presso il settore sinistro delle placche di oriana. Tralasciando il tragitto fino al parcheggio (vedere relazione sullo “spigolo verde”), per giungere all’attacco (di questa via e non delle altre) si deve superare Plan Flo mantenendosi sulla strada in direzione delle antenne sul colle per circa 40 metri. Ad un certo punto, sulla sinistra, si incontrano dei massi con ometti; si sale da lì … non farsi ingannare dall’indicazione “palestra” in prossimità di una sbarra in quanto, giungere all’attacco della via da lì è più difficoltoso e scomodo.

E’ una via di 6 tiri tutti gradati 5a (tranne l’ultimo di 3°) e ha uno sviluppo di circa 180 metri (i tiri sono molto corti … circa 30 metri l’uno). E’ una via strana …. i primi 4 tiri sono ancora un po’ sporchi e discontinui. Tratti di roccia sono intervallati da brevi passaggi su “terra”, mentre gli ultimi due tiri sono proprio belli. Con corde da 60 metri, si riesce a tornare alla base con tre sole calate. L’ultima sosta, quella in vetta, è molto aerea e ristretta!

Sarà strano, ma dopo pochi giorni dall’aver salito “spigolo verde”, questa via non mi sembra così difficile da giustificare due gradi in più …. forse che la “gradazio” di spigolo verde sia un po’ strettina? boh! chissenefrega… tanto è fatta.

Non c’è molto da dire se non che dalla quarta sosta (mi sembra) fa la comparsa, nella sua interezza o quasi, sua maestà la Gran Becca …. che botta allo stomaco…

Il resto è placca con roccia un pochino sporca per i pochi passaggi e troppa terra da pestare. Si capisce che non mi ha entusiasmato?

In ogni caso, il solo fatto di arrampicare… la compagnia… il sole….. la montagna in quanto tale…. la vista del Cervino…. il panino di Bard con relativa coca cola …. le risate in macchina … e il fatto che domani sia già giovedì, fanno sì che anche frammenti di questa giornata resteranno a farmi compagnia per un bel po’.

Alla prossima

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giu 01 2010

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The dark side of the Moon

Filed under Altro

Una sera tornando a casa dall’ufficio mi è apparsa una luna rossa, enorme e stupenda. Non è apparsa dal nulla, si nascondeva dietro a una curva, è bastato che girassi il volante, ed eccola lì, per me e per tutti quelli che, meccanicamente come me, percorrevano quella strada … è bastato fare una cosa molto semplice per vedere una cosa molto bella.

Sono rimasto a bocca aperta per lo stupore, come quando mio padre mi portava a vedere le rane in un posto che non ricordo. Ma ricordo lo stupore.

Ho fotografie confuse di quei momenti; mi ricordo che ero piccolo, che mi portava durante il fine settimana e che stavo bene. Probabilmente avevo la stessa faccia della luna di quella sera, solo più ricciola.

L’ho avuta davanti al parabrezza per un bel tratto di strada. Ogni tanto sconfinava nei finestrini laterali, ogni tanto spariva dietro ai palazzi, e io non vedevo l’ora di rivederla.

Guidando, pensavo alla mia fortuna perchè, oggi come allora, riesco a stupirmi ancora, e quelle volte che capita è per cose che non hanno un prezzo, che non regalano felicità per il fatto di essere possedute, ma per il fatto di essere vissute… come la montagna, come la sensazione di aver fatto la cosa giusta.

Forse, questa fortuna, è nata proprio allora e me l’ha regalata mio padre.

Se un giorno dovessi essere padre anch’io, proverei ad essere un ottimo padre, per riuscire, almeno, ad essere un padre attento. Vorrei riuscire ad essere forte e non farmi travolgere dalla quotidianità e dagli oggetti che vorranno essere posseduti da mio figlio … vorrei essere così ricco da riuscire a fare lo stesso regalo che mio padre fece a me, in tutte quelle giornate, di tutti quegli anni.

Stavo per arrivare a casa e, alla radio, hanno annunciato che è stato inventato un navigatore per auto che, in funzione di dove ci si trova a passare, suggerisce i piatti tipici locali, con tanto di ricetta e di collocazione dei supermercati nei quali si possono acquistare gli ingredienti necessari…. questa è la faccia oscura della luna.

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