Archive for luglio, 2010

lug 25 2010

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Luca

Grignetta – Cresta Sinigaglia

Filed under Escursionismo


relax in vetta

Dopo due signore vette, piccolo interludio vicino a casa in compagnia di un amico che non è mai salito in Grignetta. Per movimentare un po’ la salita, abbiamo deciso di percorrere la Cresta Sinigaglia in salita e la Cermenati in discesa … come a dire…. se dobbiamo romperci le balle, facciamo che sia in discesa.

Giunti tra le tante stelle alpine presenti in cresta, siamo stati accolti da un forte vento ci ha fatto compagnia dall’ultimo tratto di cresta fino alla vetta. Panorama come sempre stupendo e a 360° … pizza e chinotto al forno dei resinelli hanno completato questa bella mattinata.

Alla prossima

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lug 13 2010

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Gran Zebrù – Via normale

Filed under Ghiaccio e misto

Foto di vetta

Per vedere il video andate nella pagina dedicata, mentre la traccia è qui

Fa caldo, fa troppo caldo. Sono le 3.30, fuori dal Pizzini ci sono 10 gradi e io non so cosa mettere addosso e cosa nello zaino. Ho sbagliato a mettere le maniche lunghe sotto il pile e so che la pagherò… sono le tre e mezza, ci sono 10 gradi e io ho già caldo. In realtà, tutto il caldo provato non è solo conseguenza di climi troppo miti; probabilmente il fatto di andare incontro alla “montagna chiamata desiderio”, inseguita per quattro volte, contribuisce ad alzare la temperatura dentro di me.

Il ricordo della pioggia di ieri pomeriggio, e il timore che non finisse mai, sono ormai relegati nel sacco lenzuolo lasciato in rifugio, tra le cose che non ci servono e che troveremo al ritorno… dovesse piovere, allora, sarà solo acqua e non delusione.

Non siamo solo noi a muoverci presto. Ci sono mille lucciole in fila … alcune veloci, altre più riflessive, altre dal Casati sulla cresta. Tutte verso una piccola croce che si intravede appena ma che, oggi, sarà la gioia di tutti quelli che la toccheranno.

Probabilmente sto romanzando un po’ troppo, ma l’inseguimento a questa splendida montagna è cominciato tre anni fa, durante la salita al Cevedale. Allora avevo alle spalle solo un corso “sveltina” di cinque giorni con le guide di Courmayeur, troppo pochi per azzardare questa salita, ma sufficienti a sperare che, prima o poi, sarebbe toccato anche a me. Quindi eccomi qui a realizzare un desiderio vero, di quelli per i quali avrò sempre un sorriso in tasca. Per questo motivo, non ho voglia di fare la cronaca della salita, questa montagna (come un’altra che per adesso non nomino) meritano un po’ di più, almeno per me.

Quello che ci portiamo dentro dal rifugio sono le immagini delle condizioni del collo di bottiglia e del tratto sotto la crestina finale viste col binocolo … qualche dubbio c’è. Siamo realisti e non cadiamo nella trappola euristica del “ieri l’hanno fatto in 60 e quindi possiamo farlo anche noi”…. e chi se ne frega, oggi dobbiamo vedere se le condizioni ce lo permettono.

Il rito della calzatura dei ramponi, anche se non si sta parlando di Everest e K2, segna il confine tra l’avvicinamento e la salita …. tra poco sapremo se non torneremo più al Pizzini per un po’ o se, l’anno prossimo, saremo ancora qui con le stesse sensazioni.

Il collo di bottiglia parte innevato, diventa sfasciumi, torna neve e termina sfasciumi … vedremo al ritorno cosa fare. Intanto siamo sulla pala e saliamo. Al ritorno la neve sarà molto molle… ma si vede la croce e pensiamo solo a raggiungerla.

Arrivati al termine della pala cominciamo il traverso. Alzando gli occhi, vediamo che, nel tratto più delicato della salita, si stanno già creando gli incroci tra chi scende e chi sale … proprio nella zona del “appenatoccoqualcosavolagiùtutto”. Arriviamo lì anche noi e attendiamo che sotto non ci sia nessuno prima di muoverci e continuare a salire … dieci minuti di attesa non cambiano niente, eppure c’è qualcuno che non capisce e continua a muoversi e scaricare roba.

Per evitare di fare danni, Mau si inventa una salita su ghiaccio e, senza muovere neanche una foglia, arriviamo sulla crestina finale, a due passi da metà della realizzazione del sogno (l’altra metà è quella di tornare al rifugio). E così fu. Croce… foto… emozione e gioia … guardando l’Ortles, altra splendida salita fatta con i miei compagni.

Il gioco è bello quando dura poco, soprattutto questo. Si deve scendere abbastanza in fretta perchè fa molto, molto caldo. Via la crestina, via gli sfasciumi (ripercorsi sul ghiaccio in modo da non toccare nulla) via la pala ….. è come se riavvolgessimo un film…

Via il collo di bottiglia, prima che arrivi qualcuno a scaricarci in testa qualcosa…. sosta a bere, a ridere, a fare un brindisi ormai fuori da tutto, ma dentro ad una splendida fotografia.

Poi c’è l’arrivo in rifugio, il panino e la bibita ….. ma gli occhi sono piantati sulla cima e là resteranno per un bel po’.

alla prossima

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lug 06 2010

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Polluce (4092 metri) – Parete Ovest

Filed under Ghiaccio e misto

 

vie di salita e discesa

video della salita e traccia

Finalmente, dopo il gemello Castore, la Capanna Margherita e un pezzo del Gran Paradiso, è arrivato il Polluce a dare un po’ di contenuti al mio scarno archivio di cime sopra i 4000 metri…. anzi, più che scarno, desertico.
Proprio il fatto di averne messo in saccoccia un altro, mi rende dolce il pensiero di doverne salire solo 80 invece di 81 per finire di oltraggiare le cime più alte delle alpi, nelle prossime tre o quattro vite.
Tornando con i piedi per terra, anche quello trascorso è stato un gran bel weekend grazie sia alla sezione CAI di Treviglio (che ha organizzato la gita) che alla solida compagnia dell’anello di sosta… fidi compagni delle scorribande domenicali.
L’avventura è cominciata a Saint Jacques ove, per risparmiarci circa 500 metri di dislivello ma 8 km di sviluppo, ci siamo regalati il servizio taxi-jeep fino al Pian di Verra Superiore. Da qui, con circa altri 700 metri di dislivello, siamo giunti prima al Rifugio Mezzalama e, dopo altri 400 metri, al Rifugio Guide d’Ayas, ambita meta del nostro primo vagare. Appena in tempo per evitare un bel temporale che ha ingrigito cime e valli.
Il pomeriggio è trascorso sotto il segno del ripasso… cordata…. poldo…. paranco…. mezzopoldo…. unquartodipoldo…. pettodipoldo… il tutto, sotto l’insegna del “Che bello essere qui”. La cena a base di un consolidato menu “pasta o minestrone?” è stata il preludio di una notte immersa nel vento che ha fischiato fino alla sveglia e a provocato lo “spalancamento” della finestra della camera.
Ore 3.40 sveglia, vestizione, preparazione, colazione, insomma tutto ciò che finendo in -zione rende possibile l’inizio della salita. Il vento è andato a riposarsi e la neve, pur non essendoci stato rigelo, sembra buona.
Decidiamo di velocizzare la salita tralasciando la via normale fatta di roccette e canaponi e saliamo la parete ovest, ovvero uno scivolo di 45° (Vorrei sapere chi è stato il gigante che l’ha tracciato…) che porta fino alla Madonnina dell’anticima. Il resto è una bella crestina fino alla vetta che, anche se senza croce, Madonnina o libro, regala una vista ad angolo giro che spazia dal Monviso fino ai primi 4000 svizzeri…
La discesa è avvenuta inizialmente lungo la via normale e, quindi, attraverso un canalino che un po’ faccia a monte, un po’ faccia a valle ci ha riportati fino alle nostre tracce prima dello scivolo. Tralascio, per pietà verso me stesso, il racconto della mia discesa sui canaponi e del groviglio di machard creatosi….
Tutto quello che segue è una lunga discesa fino al Pian di Verra Superiore ove, per fortuna o grazia divina, abbiamo incontrato la nostra jeep che per pietà e 10 eurozzi a cranio, ci ha traghettati fino alla nostra auto.
Anche questa giornata è stata Polluce in sù (scusate ma non ho potuto farne a meno).
Alla prossima

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