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lug 06 2010

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Luca

Polluce (4092 metri) – Parete Ovest

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vie di salita e discesa

video della salita e traccia

Finalmente, dopo il gemello Castore, la Capanna Margherita e un pezzo del Gran Paradiso, è arrivato il Polluce a dare un po’ di contenuti al mio scarno archivio di cime sopra i 4000 metri…. anzi, più che scarno, desertico.
Proprio il fatto di averne messo in saccoccia un altro, mi rende dolce il pensiero di doverne salire solo 80 invece di 81 per finire di oltraggiare le cime più alte delle alpi, nelle prossime tre o quattro vite.
Tornando con i piedi per terra, anche quello trascorso è stato un gran bel weekend grazie sia alla sezione CAI di Treviglio (che ha organizzato la gita) che alla solida compagnia dell’anello di sosta… fidi compagni delle scorribande domenicali.
L’avventura è cominciata a Saint Jacques ove, per risparmiarci circa 500 metri di dislivello ma 8 km di sviluppo, ci siamo regalati il servizio taxi-jeep fino al Pian di Verra Superiore. Da qui, con circa altri 700 metri di dislivello, siamo giunti prima al Rifugio Mezzalama e, dopo altri 400 metri, al Rifugio Guide d’Ayas, ambita meta del nostro primo vagare. Appena in tempo per evitare un bel temporale che ha ingrigito cime e valli.
Il pomeriggio è trascorso sotto il segno del ripasso… cordata…. poldo…. paranco…. mezzopoldo…. unquartodipoldo…. pettodipoldo… il tutto, sotto l’insegna del “Che bello essere qui”. La cena a base di un consolidato menu “pasta o minestrone?” è stata il preludio di una notte immersa nel vento che ha fischiato fino alla sveglia e a provocato lo “spalancamento” della finestra della camera.
Ore 3.40 sveglia, vestizione, preparazione, colazione, insomma tutto ciò che finendo in -zione rende possibile l’inizio della salita. Il vento è andato a riposarsi e la neve, pur non essendoci stato rigelo, sembra buona.
Decidiamo di velocizzare la salita tralasciando la via normale fatta di roccette e canaponi e saliamo la parete ovest, ovvero uno scivolo di 45° (Vorrei sapere chi è stato il gigante che l’ha tracciato…) che porta fino alla Madonnina dell’anticima. Il resto è una bella crestina fino alla vetta che, anche se senza croce, Madonnina o libro, regala una vista ad angolo giro che spazia dal Monviso fino ai primi 4000 svizzeri…
La discesa è avvenuta inizialmente lungo la via normale e, quindi, attraverso un canalino che un po’ faccia a monte, un po’ faccia a valle ci ha riportati fino alle nostre tracce prima dello scivolo. Tralascio, per pietà verso me stesso, il racconto della mia discesa sui canaponi e del groviglio di machard creatosi….
Tutto quello che segue è una lunga discesa fino al Pian di Verra Superiore ove, per fortuna o grazia divina, abbiamo incontrato la nostra jeep che per pietà e 10 eurozzi a cranio, ci ha traghettati fino alla nostra auto.
Anche questa giornata è stata Polluce in sù (scusate ma non ho potuto farne a meno).
Alla prossima

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ago 04 2008

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Luca

Salita alla Capanna Margherita – 4554 metri

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nella galleria fotografica e video potete gustarvi le immagini e il video della salita …

Quando alle 6,45 di sabato ci siamo incontrati per partire, non sapevamo come avremmo reagito ad una quota così alta e al conseguente mal di montagna … domenica l’abbiamo capito …. è stato tutto perfetto!!! No quota …. no party!

 

Trascurando il normale affaticamento dovuto in parte alla quota e in buona parte alla corsa fatta per acchiappare l’ultima corsa della funivia, possiamo affermare che la salita al rifugio più alto d’Europa è stata un successo … e che la “compagnia dell’anello di sosta”, compatta e incazzata …. si è divertita un casino….

 

Ma, come al solito, non anticipiamo i tempi e organizziamo un racconto che abbia nelle nostre emozioni, la sua struttura portante (azz ….. postumi di ipossia e montagne di globuli rossi adrenalici non frenano le mie stupidate…)

 

Causa acciacchi fisici annunciati o problemi dell’ultimissimo momento, da nove che saremmo dovuti essere, siamo rimasti in sei … sei come i sette nani meno uno … sei come i magnifici sette meno uno…. sei come i peccati capitali meno uno …. sei come il calcio a cinque con uno in panchina … sei come “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” …. sei come i minuti che ho dormito in rifugio.

 

Al grido di “colazione! colazione!” partiamo tutti insieme sulla superkia di Maurizio e, dopo ben 10 minuti di viaggio, siamo già in sosta all’autogrill di Pero… questa volta non ci sono problemi di cappuccio o caffè visto che la strada da fare è ancora lunga …

 

Abbandonata l’autostrada alla ormai familiare uscita di Pont Saint Martin (Albard e le Placche di Pian hanno avuto l’onore di essere accarezzate dalle nostre scarpette) … ci inoltriamo nella bella valle di Gressoney fino agli impianti di Staffal che, tanto per gradire, ci ciucciano 25 eurozzi per un biglietto A/R … destinazione Passo dei Salati (ora capisco il perchè del nome)…

 

L’impatto che, da Passo dei Salati, si ha con il Monte Rosa ci rilascia con la bocca aperta (che si era appena chiusa dopo lo stupore per il costo del biglietto) … la Piramide Vincent domina sopra di noi … cominciamo a scherzare un po’ meno ….. momenti di silenzio si ripetono più frequentemente … c’è chi gioca col gps … chi fa finta di niente e armeggia con lo zaino …. chi cerca un pensiero dietro il quale nascondersi e fingersi tranquillo ma verità è che la tensione sta salendo (del tipo “chi interroghiamo oggi?”)…. la giusta tensione che rende attenti e concentrati…

 

Da Passo dei Salati ci dirigiamo prima verso lo spuntone di rocce dello Stolemberg (che aggiriamo grazie all’aiuto di alcune corde fisse sia in salita che in discesa), poi verso la salita di Punta Indren dove troviamo ad accoglierci impianti arrugginiti e gru … i nuovi impianti che da Passo dei Salati porteranno direttamente a Punta Indren, dovrebbero essere pronti nel 2010… quindi, per adesso, bocca chiusa e pedalare.

 

Da qui comincia l’attraversamento di ciò che resta del ghiacciaio di Indren (ormai ridotto a nevaio ed acquitrinio) mentre più in alto, in lontananza, si vede già il Rifugio Gnifetti … La nostra destinazione, il Rifugio Città di Mantova, è coperto da uno spuntone di roccette che può essere aggirato attraverso un sentiero o scavalcato tramite l’utilizzo di corde fisse … ovviamente, avremmo preferito fare il sentiero ma ci siamo ritrovati, calamitati dalla traccia sul nevaio, sulle prime corde fisse … poco male, non saranno certamente quattro spaghetti scotti del numero sette a spaventarci! … aggrediamo, mordiamo e arriviamo al Rifugio.

 

Dopo aver soddisfatto le esigenze dello stomaco, ci dedichiamo al ripasso delle tecniche di recupero da crepaccio attirando gli sguardi della gente intorno …. e ascoltando commenti del tipo … “Tè vist cume se fa? Cunt la piastrina!” … ed altri “Fritz, hast du gesehen????? Mit dem piastrinen!!!!!” … ma noi non ci badiamo … e provvediamo a recuperare Lorenza sui massi davanti al rifugio.

 

… Poi c’è la cena …. il tramonto sul Gran Paradiso … i preparativi per il giorno dopo … i sei minuti di sonno sopra citati e la voglia, alle quattro, sempre con affetto, di strozzare Mauro e Antonello …. ma si sarebbero persi qualcosa di bello e ho lasciato perdere…

 

rapida colazione …. stellata inimmaginabile … imbragamento … incordatura … incamminamento … incolonnamento per tutta la gente che si muoveva dal rifugio Gnifetti …. una coda così non si vede neanche all’uscita di Capriate.

 

Conquistato il proprio spazio, anche per il dissolversi delle persone lungo le tracce che si dipanano dalla traccia principale e che portano alla Piramide Vincent… ai Lyskamm … al Corno Nero … al Balmenhorn, saliamo verso il Colle del Lys e ammiriamo la vetta del Monte Bianco illuminata dall’alba.

 

Dietro di noi il Gran Paradiso si accende … la pianura si sveglia, comincia a spegnere le sue luci e, lontanissimo, il Monviso si staglia su tutto il resto…

 

Alla nostra sinistra, il naso del lyskamm … la cresta Sella … la vetta del Lyskamm orientale … la spalla … e la cresta est si mostrano in tutto il loro splendore … si vedono cordate che la stanno salendo … mamma mia! … sembra una lama … la traccia è visibile fino alla vetta del Lyskamm … sempre più ripida ed esposta … uno spettacolo. Ad ogni passo, anche il Cervino e il Dent D’Herens escono dalla protezione dei Lyskamm e si rivelano …

 

A destra passiamo il versante nord della Piramide Vincent (che è poi la normale di salita) … il Balmenhorn ma è senza il Cristo delle vette, a valle per restauro dallo scorso autunno … poi il ripido scivolo del Corno Nero …

 

Salgo senza riuscire a non guardare qualcosa … saremo all’ombra fino al colle del Lys ma non fa freddo … non c’è nessun tipo di vento che possa distrarci dall’ammirare questo ambiente.

 

Arrivati ai 4248 metri del colle del Lys facciamo una piccola sosta per il the e per osservare quanto di nuovo si sia manifestato … a destra, trecento metri più in alto, la Capanna Margherita ci osserva dalla Punta Gnifetti e ci sfida a raggiungerla … mentre sembra che la Punta Parrot e il ludwigshohe ci facciano coraggio …. che ambiente spettacolare! … Zumstein e Dufour osservano quasi indifferenti tutti quelli che, da secoli, passano sotto di loro…

 

A sinistra, si vede anche il Lyskamm occidentale e il Cervino si vanta della sua bellezza… tutto questo è un film che rivedrò molto spesso ad occhi chiusi…

 

Davanti a noi, si scende nella depressione glaciale che porta, dopo una diagonale in salita, al colle Gnifetti e, da lì, all’ultima rampa prima della vetta… io canto. É da tanto che non stavo così bene…

 

Finalmente, dopo tutto questo camminare, siamo in vetta … baci, abbracci e strette di mano … ma tira un forte vento ed entriamo. Non possiamo fermarci troppo … siamo stati lenti e dobbiamo scendere in fretta prima che la neve sia troppo molle soprattutto sui crepacci … giusto il tempo per un giro panoramico per osservare la Cresta Signal e la Norden … adesso giù.

 

La discesa è veloce … la neve smolla … i ponti si assottigliano …. quindi saltiamo! … corda tesa … massima attenzione … veloci e leggeri … hop! … saltato un crepaccio, sorvolato con un carpiato un altro, siamo nuovamente al Rifugio Mantova … ma è tardi. Sappiamo cosa ci aspetta al ritorno e dobbiamo muoverci … alle 17,15 c’è l’ultima corsa ….

 

Rifacciamo il percorso a ritroso (tranne che per la prima parte dove abbiamo, questa volta, trovato il sentiero) … ghiacciaio Indren …. Punta Indren … Stolemberg … gambe sempre più molli e dure allo stesso tempo … ginocchia che tintinnano …. alle 17 arriviamo alla funivia …

 

Scendiamo i due tronconi … poi alla supekia … bermuda, maglietta e ciabatte diventano la mia divisa di ordinanza … guardo su ma non si vede niente …

 

… Eppure mi sembrava di aver visto la Vincent sorridere….

 

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